Anche Marchionne divide i sindacati

Non è certo una novità di questi tempi. La sensazione è che basti un niente per creare attriti tra le principali sigle sindacali, anche l’ad della Fiat, figura che siamo sicuri fino a non troppo tempo fa non avrebbe lasciato dubbi. Sul tavolo le dichiarazioni degli ultimi giorni relativamente al caso dello stabilimento di Termini Imerese, sul quale le critiche hanno fatto parlare Marchionne di tiro al bersaglio verso la Fiat.

 Oggi presso la sede dell’ Università La Sapienza di Roma, dove si celebrava la commemorazione per i 25 anni dalla morte di Enzo Tarantelli, che proprio qui aveva insegnato ed era stato ucciso, Epifani ha risposto duramente. “L’unico tiro al bersaglio è verso i lavoratori”, ha tuonato il leader della CGIL. Ma se di divisione si tratta, bisogna parlare quantomeno di divisione asimmetrica, in quanto in questa presa di posizione la CGIL appare isolata. Innanzitutto all’interno del mondo sindacale. Per la Uil Angeletti infatti ha replicato evidenziando come invece a suo avviso le parole di Marchionne non siano prive di fondamento, e cambiando prospettiva rimarcando come la vera priorità sia quella di comprare auto italiane. E in effetti le statistiche parlano di due terzi delle auto circolanti in Italia acquistate all’estero. Decisamente troppe, soprattutto per giustificare un colosso come la Fiat in patria.

Con Marchionne si schiera, ma qui non c’è da sorprendersi, la maggioranza. Il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha infatti auspicato una maggiore sinergia tra governo, parti sociali e la stessa Fiat. Il Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola ha poi ribadito il ruolo della Fiat come patrimonio nazionale da salvaguardare.

Alberto Martinelli