Feltri in confusione: voglio rinascere prete pedofilo, è meglio

Milano, 27 marzo. Non è stata una punizione corporale d’altri tempi, e neppure un sorpassato tipo di esposizione al pubblico ludibrio attraverso l’antico metodo della gogna in piazza, a far tanto indignare il direttore del Giornale Vittorio Feltri per le conseguenze della mancata applicazione sul lavoro di ogni codice etico professionale o dettato dal semplice buon senso. Eppure, la semplice sospensione di sei mesi dall’Ordine, senza il divieto, peraltro, di firmare il quotidiano che dirige, non sta andando giù a Vittorio Feltri, che annuncia ricorsi, corsi, concorsi, ed intanto lancia alcuni dei suoi bizzarri fulmini contro il pubblico senso dell’udito: “Mi dispiace di non essere un prete pedofilo, o almeno un semiprete omosessuale o un conduttore di sinistra, ma di essere semplicemente un giornalista che non può godere, quindi, della protezione dei vescovi, né diventare un martire dell’informazione”.

Pedofili fortunati, dunque, perché sempre coperti alle spalle da qualcuno, e dunque invidiabili. Confidiamo bonariamente nel fatto che sia solo il momento di confusione a far parlare il direttore del Giornale in queste ore, e non un suo autentico pensiero. Perché un po’ bizzarro ed avventato, superficiale, se vogliamo, lo sarà pure, Vittorio Feltri, ma aspirante Pedofilo impunito, è un’autoaccusa che non ci “azzecca” nulla, nemmeno su di lui e tantomeno se denunciata da lui.

Quanto ai martiri dell’informazione, per quanto possa essere ironica questa etichetta se appiccicata dalla feltriana critica giornalistica, c’è forse un nesso fra loro, comunque siano visti, e la diffusione di notizie infamanti su qualcuno e per sua stessa confessione ufficiale (di Feltri) rivelatesi poi false e del tutto infondate? Periodo di confusione, va bene, abbiamo compreso.

Ed il passaggio successivo, non ha tuttavia pur sempre dell’interessante? Veniamo infatti alla prossima delle numerose nuove considerazioni alla Feltri che si possono facilmente raccoglere: “Se a Brachino hanno rifilato due mesi di sospensione per aver mostrato i calzini celesti di un magistrato, non stupisce che a me ne abbiano rifilati sei per aver osato parlare di Boffo dalla cintola in giù“. Ma, anche se la logoca non fa una piega, verrebbe da osare un ma:  parlare e diffamare, per un giornalista di fama nazionale,  dovrebbero avere un rapporto di parentela da sinonimi?

Sandra Korshenrich