Giusitizia, Alfano: faremo la riforma

“Ho parlato con Berlusconi e siamo d’accordo sul fatto che dopo queste elezioni si troverà rapidamente l’intesa su un testo della maggioranza da proporre al dibattito parlamentare”. Così il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, intervenuto oggi al Forum di Confagricoltura a Taormina (Messina), ha anticipato l’intenzione del governo di promuovere una nuova riforma della giustizia.

Abbiamo il diritto e il dovere di fare questa riforma – ha marcato il Guardasigilli – e la faremo”. E annuncia una “sorpresa cui si sta lavorando da alcuni giorni”. Quello di Alfano è stato un lungo intervento, nel corso del quale il ministro ha passato in rassegna tutti i punti fondamentali del capitolo giustizia, soffermandosi sui  provvedimenti proposti dal governo. “Il processo breve – ha detto – è alla Camera, dopo l’approvazione al Senato. Noi non abbiamo manifestato urgenza di approvarlo in gran fretta. Quindi adesso vedremo in Parlamento se si può determinare una maggioranza più ampia”.

Poi le intercettazioni per cui, secondo l’analisi del responsabile della Giustizia “sono già stati risparmiati 70 milioni di euro” e i successi  conseguiti nella lotta alla mafia che hanno portato all’arresto di tutti i boss che, secondo Alfano, stavano tentando una ristrutturazione della Cupola. Quindi la difesa del “legittimo impedimento“: “I magistrati – ha spiegato il titolare di via Arenula – non hanno considerato legittimo impedimento ai fini processuali il fatto che il presidente del Consiglio dei ministri doveva partecipare al Consiglio dei ministri. Se non è legittimo impedimento questo, io non so cosa altro potrà dire il presidente. Questa – ha insitito il Guardasigilli – non è una legge per il legittimo impedimento, ma per governare“.

Discorso a parte merita il capitolo relativo alla “fughe” dei magistrati da alcune Procure italiane: un problema che il ministro ha tentato di fronteggiare con ogni strumento a disposizione. ” Ho fatto già due decreti per risolvere il problema – ha spiegato alla platea di Taormina – stabilendo incentivi economici per i singoli magistrati che decidono di andare nelle sedi sgradite ai loro colleghi, incentivi di carriera, vale a dire carriera più rapida e la possibilità dopo il periodo passato nella sede sgradita, di tornare in sede originaria, e la possibilità  – ha proseguito il Guardasigilli – di usare coloro che avranno finito l’uditorato, attraverso il concorso che ci sarà fra un anno”.

La risoluzione finale del problema, però – è il ragionamento di Alfano – deve passare attraverso l’intervento del Csm. “In questo anno – ha spiegato ancora il ministro – è indispensabile non lasciare sguarnite queste Procure. Io non ho più niente da dare, non posso farci niente: deve intervenire il Csm con i trasferimenti d’ufficio”. Un suggerimento che spinge il ministro della Giustizia a formulare una “sinistra” ipotesi e a palesare un tremendo sospetto. “Ho una gravissima preoccupazione – ha confessato Alfano a conclusione del suo lungo intervento – ed è che siccome c’è campagna elettorale, e i trasferimenti d’ufficio magari possono avere qualche margine di impopolarità nella campagna elettorale, qualcuno nel Csm voglia attivare manovre dilatorie per lasciare tutto così com’è per un anno”.

“Spero che il bene del funzionamento di ufficio – ha concluso il ministro della Giustizia – prevalga sui calcoli della campagna elettorale per il Csm”.

Maria Saporito