Il Festival di Cannes inaugurato dal “Robin Hood” di Ridley Scott

“Robin Hood” di Ridley Scott aprirà, il 12 maggio, la 63ª edizione del Festival di Cannes. La pellicola, che sarà presentata fuori concorso, ha per protagonista Russel Crowe. Si ricompone dunque la coppia che, con “Il gladiatore”, ha saputo coniugare incassi al botteghino e premi Oscar: l’attore è al suo quinto film con Scott, che lo ha diretto anche in “Un’ottima annata”, “American gangster” e “Nessuna verità”. Ma, oltre a Crowe, che vestirà i panni di Robin Hood, ci saranno Cate Blanchett nella parte di Marian, William Hurt in quella del conte Pembroke, Danny Huston nel ruolo di Riccardo Cuor di Leone e Matthew MacFayden in quello dello sceriffo di Nottingham.

Fin dall’inizio delle riprese il film è circondato da un alone di mistero: nel 2007, a inizio lavorazione, Scott ha messo l’intero progetto in stand-by. La leggenda vuole che l’improvvisa interruzione sia dovuta al perfezionismo maniacale del regista: voleva aspettare che le foglie delle foreste inglesi cambiassero colore, per ricostruire il paesaggio autunnale. In realtà il problema non era legato al setting, ma alla sceneggiatura, firmata da Brian Helgeland e intitolata in un primo tempo “Nottingham”. Secondo questa prima stesura della trama, Crowe avrebbe dovuto interpretare lo sceriffo nemico del “principe dei ladri”, in un racconto che ne rivalutasse la figura e giocasse sul rapporto di antagonismo-amicizia tra i due personaggi. Ma lo script, rielaborato dal premio Oscar Tom Stoppard, ha ripreso una dimensione più classica. Così Crowe si trova a ripercorrere un cammino già tracciato da Errol Flynn nel 1938, da Sean Connery nel 1976 e da Kevin Costner nel 1991. Perfino la Walt Disney ha realizzato una versione animata della storia, mentre Mel Brooks ci ha costruito sopra una delle sue satire.

La scelta di percorrere una strada già battuta da altri può essere rischiosa, ma Crowe ha deciso di buttarsi, mosso dal suo amore per l’eroe popolare inglese: «Robin Hood è sempre rimasto in un angolo della mia memoria sin da quando ero bambino. Sapere che c’è qualcuno che si preoccupa talmente di te da lottare per eliminare le disparità ha creato un legame universale e intramontabile con Robin Hood, una presa di coscienza alla quale il pubblico risponde». Per accettare il ruolo, l’attore ha però preteso che gli fosse garantita «una prospettiva fresca». Il film, infatti, più che raccontare di un uomo che rubava ai ricchi per dare ai poveri, vuole mostrare soprattutto un momento del folklore medievale, in cui le autorità erano il nemico e Robin Hood l’uomo qualunque deciso a combatterle.
Per Scott questa è la terza volta al Festival di Cannes dopo “I duellanti”, pellicola che nel 1977 gli regalò un premio della giuria, e “Thelma e Louise”. Chissà che anche questa volta la Croisette non gli porti fortuna.

Maria Elena Tanca