Incontinenza femminile, un progetto dal San Carlo di Milano

Il problema dell’incontinenza urinaria femminile non ha età e ad ogni età esso si presenti comporta problemi non trascurabili, molto limitanti per la vita di chi ne soffre. Può circoscriversi ad un episodio sporadico ma il più delle volte si tratta di episodi che non devono essere affatto trascurati.

Marco Soligo, responsabile del servizio di uro-ginecologia all’ospedale San Carlo Borromeo di Milano, coordina un progetto pilota sul piano sanitario nazionale sulla gestione territoriale dell’incontinenza urinaria femminile finanziato dalla Regione Lombardia per portare la diagnosi e la cura di questi problemi più vicine al territorio.

Il progetto mira a una collaborazione  tra ospedale e territorio per l’applicazione delle linee guida che, purtroppo, sono ancora poco applicate.

Marco Soligo spiega: “In pratica, nei consultori i ginecologi fanno alcune domande alle pazienti e testano diversi elementi di valutazione, seguendo le linee guida. In base a questo possono decidere se la paziente è da trattare o meno, e a che livello, cioè se possono trattarla direttamente loro, oppure c’è bisogno di un approfondimento in ospedale”.

La Regione ha finanziato, per questo progetto, 130 mila euro ma Soligo sottolinea che “sarebbe auspicabile un rinnovo del finanziamento per assicurare la continuità del servizio”, in quanto la capacità di gestione dei pazienti non può che dipendere dalle risorse.

In effetti nel servizio di uro-ginecologia del san Carlo vengono eseguiti circa 150 esami urodinamici in un anno, per circa 300 pazienti visitati in 12 mesi. Di questi, generalmente, tutti hanno un problema cronico. Sorigo dichiara tranquillo che si potrebbe comunque raddoppiare questi controlli senza difficoltà alcuna. Nel lungo termine – conclude Soligo – sarebbe un sogno dimostrare che questo progetto pilota è un modello applicabile su larga scala, per garantire una gestione del problema coordinata”.

La vicinanza dei consultori al territorio permetterebbe di raggiungere molte più persone, anche quelle che si sentono imbarazzate a parlare del loro problema…

Caterina Cariello