L’università spogliata: dichiarata la bancarotta per questa fucina di idee e rivoluzioni

Per prima cosa mi accingo a spiegare questo titolo apparentemente criptico. In realtà si tratta di un enigma molto facile da comprendere, basta aprire un libro di Storia e soffermarsi a leggere ogni qualvolta gli occhi intravedano la parola “Università”(rigorosamente con la U maiuscola). Ci scorgerete un brulicante insieme di idee che si rincorrono prendendosi e lasciandosi, commistioni di cervelli, miscele di intuizioni, misture di genialità. Leggerete di moti rivoluzionari, di lotte giovanili, di battaglie per il cambiamento. Ma soprattutto, sotto tutti questi vestiti fatti su misura, troverete un’anima. Un’essenza che fino ad ora non aveva mai abbandonato il luogo deputato ad essere ateneo, nonostante il passare dei secoli e le evoluzioni del progresso umano.

Oggi l’Università appare privata di tutto ciò e abbandonata ai margini della società. Non è più vergine fucina di menti umane ma sporca meretrice degli interessi industriali. Una fonte di energia pura soffocata indelebilmente dal menefreghismo moderno. L’anima dell’Università era così viva e peculiare fino a pochi decenni fa. Fondamentale era la sua attività per la coscienza della società che si sentiva giudicata e osservata dagli inflessibili occhi della conoscenza. Insomma, un luogo di privilegio, di cultura, di timore, d’incontro, di vita.

Nel nostro tempo invece è stato denudata di tutto ciò e senza ritegno la vediamo violentata senza pudore da poteri che ne fanno un giocattolo personale da tagliuzzare e svilire. Un’anima abbandonata. Una causa persa a cui non riversare un minimo di credito e fiducia. Un luogo di inutilità, inciviltà, incoerenza, sprechi. Ecco come viene considerata nel ventunesimo secolo la “casa” del sapere umano. Una fabbrica di idee che cerca di ribellarsi agli editti del potere sovrano e per questo costretta ad essere riportata sulla retta via della sottomissione. Una prigioniera legata mani e piedi, torturata e mutilata con colpi di accetta ben assestati.

Così adesso nudo si presenta l’ateneo. Senza vestiti per potersi coprire e costretto a ripiegare a strutture antiche e inefficienti dove disagiatamente accogliere gli studenti. Senza soldi per le operazioni fisiche di cui avrebbe disperatamente bisogno. Senza letti per invitare coloro che non possono permettersi di fargli visita spendendo per l’alloggio. Senza istruzione data la scarsa professionalità dei sui dipendenti fissi. Senza dignità perché costretto con la nuova riforma a prostituirsi ai privati che saranno ben lieti di sfruttarlo e indirizzarne l’insegnamento in cambio di una manciata di fondi che dovrebbero essere garantiti dallo Stato.

Cosa direbbero i grandi del passato nel vedere l’Università così ridotta?

Punto di riferimento ormai per nessuno. Incapace di fornire una preparazione e un lavoro per i suoi frequentanti. Impossibilitata nel suo divenire e costretta a mostrarsi virtuosa senza i mezzi per farlo. Aleggia nell’aria una sorta di vana protesta, quasi per nulla efficace, sparsa nell’aria del mancato ascolto. Pochi sono coloro che strenuamente lottano per dare lustro alle nostre accademie, soffocati dalla maggioranza della gioventù odierna che, figlia dell’apatia e dell’accidia, ammira il sovrano e sputa indifferenza sul proprio imminente futuro. Quel che pare più triste e che nessuno si accinge a raccogliere i vestiti volgarmente strappati all’Università. Le lunghe toghe ricamate da pensieri, teorie e scoperte ancora giacciono sul terreno calpestate e insudiciate dalle suole sporche di denaro, interessi privati, avidità e menzogna. Nessuno che si applichi per riconsegnarle un minimo di dignità. Per di più, grave sopra ogni cosa, è il fatto che sono ormai pochissimi coloro che vogliono riscoprire la sua essenza per riaccendere il fuoco della sua anima, spenta dal lento incedere delle ceneri funeree provenienti dalla morte culturale delle ultime generazioni.

Alessandro Frau