Regionali: bomba e minacce contro Lega e Berlusconi

A ventiquattr’ore dall’apertura dei seggi per le prossime elezioni regionali, puntuali come non mai, sono tornati gli “anarchici”. Le virgolette sono un doveroso segno di rispetto nei confronti degli anarchici italiani che vivono lottando ogni giorno per il proprio ideale e niente hanno a che fare con le bombe che arrivano sempre nei momenti più opportuni per i potentati politici ed economici del momento.
La Federazione Anarchica Informale, infatti, tenta da anni, dal momento della sua nascita, di compromettere la credibilità stessa della Federazione Anarchica Italiana (medesima sigla FAI), che già in occasione del rinvenimento di un ordigno presso l’Università Bocconi di Milano espresse il suo dissenso.

Gli “anarchici”, dicevamo, sono tornati. Come quando cominciarono a scoppiare le bombe nelle piazze e nelle stazioni, per fermare con il sangue degli innocenti e degli anarchici (senza virgolette) caduti dalle finestre l’ondata di innovazione e rivoluzione che stava investendo il Paese. Oggi, con il premier in difficoltà e il Popolo delle Libertà posto dai sondaggi sotto la soglia del 30%, gli ordigni contro la Lega Nord e i proiettili recapitati a Berlusconi giungono come un insperato aiuto per l’intera maggioranza.
A Linate, in provincia di Milano, è giunta una busta contenente un proiettile e una lettera con minacce rivolte contro il premier e altri esponenti del Popolo delle Libertà; in un centro postale della capitale lombarda, invece, è esplosa tra le mani di un postino una missiva esplosiva indirizzata alla sede della Lega Nord di Via Bellerio.

All’interno un comunicato delle “Sorelle in armi – FAI” rivendicava l’azione come attacco alla forza politica maggiormente responsabile delle politiche razziste e xenofobe del nostro Paese, in particolare in relazione all’operato del ministro degli Interni Roberto Maroni e alla gestione da parte del Governo italiano dei Centri di Identificazione ed Espulsione per cittadini extra comunitari.
“La storia non gli ha insegnato nulla, – ha commentato Pietro De Simone, il postino rimasto ferito in seguito all’esplosione dell’ordigno – né con la violenza né con le bombe si può ragionare e conquistare la libertà: io sono orgoglioso di essere un italiano e un lavoratore, mentre lui è un vigliacco”.