Shakespeare: alla scoperta del pazzo, la verità espressa dalla “lucida follia”

Nelle tragedie e nelle commedie del drammaturgo inglese riveste un ruolo fondamentale e imprescindibile  il cosiddetto “Fool”. Colui che vede e parla del mondo attraverso gli occhi aperti di un folle dalla testa malata. Creduto insano viene sbeffeggiato e oltraggiato. Le sue parole sono frutto di instabilità mentale, la gravità delle sue espressioni frutto di una malformazione palese. Spesso viene scambiato per un giullare, un saltimbanco e un buffone. Le sue opinioni sono oltraggiose perché intrise di verità. Degne di punizioni corporali perché costituite dallo sdegno verso i comportamenti reali.

A lui Shakespeare affida il compito nodale di comunicare i veri messaggi delle opere teatrali. Il fulcro intorno al quale girano e agiscono i vari personaggi è svelato dal più umile partecipante alla rappresentazione. Umilmente egli calca il parquet del quale è ospite non sempre gradito.Vive di ossimori e di incomprensibili intrecci verbali. Possiede una lucida follia, denuncia illusioni reali, sputa false verità e sopratutto ride seriamente.

Consapevole della parte che gli è stata assegnata non si aspetta di essere preso in considerazione. Rifugge dagli insulti dei potenti. Non limita le sue dispense veritiere di fronte a dileggi e commenti diffamatori. La sua presenza è costante, immancabile nei vari contesti del teatro dell’autore inglese. Il suo copione è ricolmo di aneddoti pronunciati con l’abilità di un attore consumato. Frasi pronunciate con una semplicità di linguaggio tale da racchiudere al suo interno una profondità di significato difficile da spiegare.

Si muove a suo agio nel teatro elisabettiano nel quale la vita è vissuta come una recita all’interno del palcoscenico per eccellenza che è il mondo. In “Come vi piace” l’ambiguità raggiunge livelli altissimi. Il “Fool” afferma di voler tanto essere pazzo come quello che avrebbe incontrato nella foresta e che gli ha comunicato verità fino a quel momento non afferrabili dalla sua mente. Un folle che gioca con gli altri personaggi, fingendo di no n esserlo ma allo stesso tempo tanto desideroso di vestirne i panni.

In Amleto il “Fool” è lo stesso principe ereditiere del trono di Danimarca, portato sull’orlo della pazzia dal desiderio di vendetta nei confronti dell’usurpatore del trono: suo zio Claudio. Quest’ultimo esempio testimonia che tale ruolo può essere recitato da qualunque esponente della società inglese del tempo. Che sia il più umile dei servitori o il più importante di una dinastia signorile.

L’unica certezza fondamentale è che l’essenza della verità può essere ritrovata e compresa solo dalle delucidazioni di questo sottovalutato protagonista delle scene, attuale più che mai. Infatti, anche oggi, sono tanti i Fool che vengono messi da parte e ignorati, spesso troppo precipitosamente. Così verità fondamentali rimangono sommerse da una marea d’ignoranza. I manicomi letterari abbandonati sostituiti dalle facezie di un progresso delirante e superficiale.

Alessandro Frau