Buste esplosive a Lega e Berlusconi: ecco i primi riscontri

Proseguono le operazioni investigative condotte dalla Digos per chiarire le modalità di invio e la natura delle sostanze contenute nei due plichi esplosivi che hanno “movimentato” la vigilia delle elezioni regionali.  Sulla busta che ieri mattina ha causato il lieve ferimento di un dipendente milanese addetto allo smistamento della posta, restano ancora molti nodi da sciogliere. In particolare gli agenti della Digos stanno cercando di comprendere se all’interno del plico, indirizzato alla sede della Lega Nord sita in via Bellerio a Milano, si trovasse materiale esplosivo o semplice polvere pirica.

I primi accertamenti sembrerebbero prediligere la seconda ipotesi, accreditata  anche dalla piccola deflagrazione avvenuta ieri mattina nell’ufficio postale, ma saranno i successivi controlli e le ulteriori comparazioni a chiarire i punti rimasti irrisolti. Grande attenzione, inoltre, viene rivolta alle analogie riscontrate tra il pacco indirizzato alla Lega esploso ieri e quello che, nello scorso dicembre, venne invece recapitato al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di  Gradisca d’Isonzio (Gorizia).

Entrambe le buste, infatti, contenevano un portafoglio con materiale esplosivo e recavano la firma dello stesso gruppo insurrezionalista: “Sorelle in armi – Nucleo Mauricio Morales/Fai“, oltre che un messaggio dal contenuto sovrapponibile in cui veniva espresso grande scontento per la politica sostenuta dal ministro Roberto Maroni in materia di immigrazione. Analogie che hanno spinto gli investigatori ad alzare il livello d’allerta, considerando plausibile la possibilità che il gruppo insurrezionalista abbia messo in circolazione altri plichi pronti ad esplodere.

Più rassicuranti, invece, le notizie (parziali) che giungono dai primi riscontri effettuati sulla busta recapitata lo scorso venerdì nella villa di Arcore del premier Silvio Berlusconi. Gli esami (ancora in corso) svolti al centro di analisi specializzato del ministero della Salute a Foggia, rivelano infatti che la sostanza contenuta nel plico era assolutamente innocua. Soltanto le successive comparazioni con sostanze inviate in situazioni simili, potranno comunque sciogliere gli ultimi dubbi rimasti.  Non si esclude che la polvere grigiastra che tre giorni fa ha messo in allarme l’entourage del presedente del Consiglio, facendo scattare le misure di  profilassi, possa davvero essere ciò che rimane della “combustione di un foglio di giornale“, come aveva dichiarato ai carabinieri l’uomo fermato nelle ore immeditamente successive al recapito, indicato come il mittente del plico esplosivo.

Maria Saporito

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