Caso Claps, parla il fratello di Elisa: “Restivo torni in Italia”

«Danilo Restivo dovrebbe consegnarsi alle autorità italiane». Lo afferma in un’intervista rilasciata al Tg5 il fratello di Elisa Claps, scomparsa a Potenza il 12 settembre del 1993. Gildo Claps sostiene che Restivo, unico indagato nella vicenda, dovrebbe rientrare in Italia per spiegare cosa accadde quel giorno di 17 anni fa. Definisce poi «una messa in scena» il ritrovamento del cadavere, avvenuto il 17 marzo scorso nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, a Potenza.

Intanto, ieri, gli esperti della Polizia scientifica hanno lavorato per quattro ore nel luogo in cui è stato rinvenuto il corpo della ragazza. Sotto la guida dell’anatomopatologo Franco Introna, hanno prelevato terriccio, trovato altre tracce biologiche e cercato di capire se qualcuno abbia spostato il corpo quando era già in decomposizione. I poliziotti hanno provato a ricostruire il percorso di Elisa e del suo assassino e tentato di capire se ci fossero altre persone sul luogo del delitto. Su ciò che è stato prelevato, i medici faranno una serie di esami, confrontandoli con i risultati dell’autopsia: si è parlato di tracce di una violenza subita dalla ragazza, ma per avere qualche dato certo bisognerà attendere.

Martedì la squadra tornerà sul posto per effettuare analisi nei locali che ospitano il centro culturale Newman, all’epoca della scomparsa frequentato anche da Danilo Restivo. L’obiettivo è capire dove possa essere stato compiuto il delitto e come abbia fatto il corpo di Elisa ad arrivare fino al sottotetto. «Restivo non conosceva il sottotetto e non conosceva la strada per raggiungere il terrazzo -, spiega Mario Marinelli, suo difensore – è quasi lapalissiano che Elisa Claps sia stata uccisa nel centro culturale. Ma dopo 17 anni di frequentazioni non so che cosa si potrà trovare. Restivo è sereno e tranquillo, non ha bisogno di trovare alcun alibi. I suo vestiti del 12 settembre ’93 sporchi di sangue? È una falsità».

m.e.t.