Rai: da Masi dietrofront su Santoro

Che la messa in onda (e in Rete) di “Raiperunanotte” avrebbe segnato l’inzio di una lunga polemica destinata a trascinarsi per chissà quanto tempo, è faccenda che i numerosi spettatori, in collegamento con il Paladozza di Bologna, avranno compreso in tempo reale. Il chirurgico intervento del maestro Monicelli che scandisce: “La speranza è una parola tremenda, inventata dai padroni”, la satira di Daniele Luttazzi, inarrivabile nella sua lucidità, e la copresenza al palazzetto di Bologna di buona parte del giornalismo che ha scelto di non piegarsi a oridni e anatemi, hanno rappresentato motivi sufficienti per comprendere che “Raiperunanotte” non è stato solo un grido di protesta, ma il battesimo di un format che soddisfa una nuova esigenza popolare.

L’esperimento di Santoro ha, come più volte sottolineato, conquistato il Web e, secondo i sondaggi e gli studi dei giorni dopo, ha calamitato l’attenzione di tutti quegli italiani (in massima parte giovani) che faticano a trovare nella scatola catodica qualcosa che intercetti il loro gusto e il loro gradimento. In questo senso, la trasmissione di Michele Santoro rappresenterebbe l’oasi cui approdare in un deserto di idee e di proposte; la terra in cui trovare riparo per smorzare la fame di informazione.

Comunque la si voglia pensare, Michele Santoro è riuscito negli anni a conquistarsi il “titolo” di efficace affabulatore; cronista di realtà spesso bandite dai notiziari e alfiere di un’informazione che vuole raggiungere non solo la pancia, ma anche la testa dello spettatore, incitando alla riflessione, all’analisi attenta e autonoma. Sul suo stile si potrà ampiamente argomentare, ma il giornalista campano è riuscito – a nostro avviso – a centrare nel tempo l’obiettivo più difficile, conquistandosi la fiducia di quanti rintracciano nelle sue proposte le rare occasioni per scandagliare ingranaggi rimasti per lo più inesplorati. 

Una capacità, quella di Santoro, che da sempre desta preoccupazioni e valutazioni. Tra le tante, quella del direttore generale della Rai, Mauro Masi, che in questi giorni avrebbe ipotizzato la possibilità di sottoporre all’attenzione del Cda di viale Mazzini un dossier su Santoro. Un report dettagliato sugli ultimi 8 anni di attività del giornalista per comprendere se esistano i margini di una sanzione o, ancor meglio, la possibilità di richiedere la rescissione del contratto.

Il rumor – non del tutto confermato – è durato solo un giorno perché il presidente della Rai, Paolo Garimberti, ha da subito stoppato le presunte intenzioni del dg, valutando inopportuno procedere con lo studio del dossier vergato da Masi. Non solo, secondo gli ultimi aggiornamenti, il Cda ordinario della Rai, convocato per mercoledì prossimo, non dedicherà troppo tempo – per volere dello stesso Garimberti – alla trattazione del cosidetto “caso Santoro“.

Persone vicine al direttore generale puntualizzano in realtà che Masinon intende chiedere le dimissioni di Santoro“, ma invitarlo a condurre “una profonda riflessione sulle regole aziendali e su come andranno applicate in futuro”. Una semplice precisazione, dunque, una conversazione all’insegna del confronto per verificare la possibilità di convivere nel caotico condominio di viale Mazzini, pur partendo da posizioni lontane.

Maria Saporito