Governo: vergognoso lo spot su Matteotti

Che il Popolo delle Libertà, e più in generale l’intero Governo attualmente in carica, fosse propenso ad accettare le più varie teorie revisionistiche e poco disposto a fare i conti con l’eredità ex-fascista e neo-fascista di una certa destra, era ormai noto ai più.
A confermare quanto molti sospettavano, però, ci ha pensato lo spot prodotto dal Governo in occasione della quinta edizione del “Premio Giacomo Matteotti” istituito nel 2004 per “mantenere viva – come si legge sulla pagina web della manifestazione – la figura del martire del fascismo e, soprattutto, i suoi ideali di libertà, fratellanza tra i popoli e di giustizia sociale, che ne hanno fatto un grande protagonista della storia del Novecento”.

Giacomo Matteotti, come tutti impariamo fin da piccoli alle scuole elementari, è il primo dei tanti eroi italiani caduti in nome della lotta al fascismo, ucciso, per volere del Partito Fascista e degli ambienti vicini ai potentati economici del Paese, il 10 giugno 1924, dopo aver denunciato in Parlamento, a nome del Partito Socialista, i brogli di Mussolini alle precedenti elezioni.
Lo spot mandato in onda dal Governo, e ripreso nelle ultime ore da utenti di YouTube indignati, non contiene però alcun riferimento al fascismo e al nazismo ma solo, dietro parole come “libertà e giustizia sociale”, le immagini del crollo del Muro di Berlino, retorica ormai non più giustificata nemmeno dal ventesimo anniversario, di un villaggio africano e dell’intervento degli giovani “angeli del fango” dopo l’alluvione di Firenze del 1966.

Parlare di Matteotti – scrive un utente su Youtube, scegliendo le migliori parole per commentare quanto avvenuto – senza citare il Fascismo o Mussolini è come parlare dei lager e dimenticarsi dei nazisti o di Hitler“.
I membri del Governo e della maggioranza, d’altronde, non sono nuovi a queste uscite.
Basti ricordare il video in cui Borghezio insegna ai francesi come infiltrare i nazifascisti all’interno degli apparati dello Stato, il calendario del Duce circolato pochi mesi fa tra i fedelissimi del PdL romano, i saluti romani ormai d’obbligo alle manifestazioni del partito di Berlusconi, l’elogio alla X Mas del ministro La Russa o l’orologio con il logo del reparto militare della Repubblica Sociale esibito dal Presidente della Camera Gianfranco Fini.