Lombardo indagato per concorso esterno in associazione mafiosa

Un risveglio davvero poco piacevole quello di oggi per il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, raggiunto dalla notizia pubblicata sul quotidiano “La Repubblica” che riferisce di un suo coinvolgimento nelle indagini avviate dalla Procura di Catania per concorso esterno in associazione mafiosa. E che, in particolare, punta il dito verso i suoi presunti contatti con l’attuale capo della mafia catanese, Vincenzo Aiello. Una notizia confermata anche da qualificati ambienti giudiziari del capoluogo etneo, ma che il governatore ha invece voluto tempestivamente smentire.

È un’accusa che non sta né in cielo né in terra – ha dichiarato Lombardo all’Ansa – Non conosco Aiello, e non so chi sia. Posso soltanto ribadire che non ho mai fatto affari con la mafia. Non ho avuto notificato alcun avviso di garanzia e ho appreso la notizia – ha aggiunto il governatore – da un amico che ha letto il giornale e mi ha telefonato”.

Ma facciamo un passo indietro. Il presidente della Regione siciliana non sarebbe l’unico indagato per “concorso esterno in associazione mafiosa”; insiema a lui anche il fratello, Angelo Lombardo, deputato nazionale dell’Mpa, Fausto Fagone, deputato regionale dell’Udc, il sindaco di Palagonia, altri sindaci di comuni catanesi e numerosi amministratori comunali e provinciali del territorio siciliano. L’accusa per tutti loro è quella di aver cementato un rapporto diretto con l’organizazzione mafiosa retta da Vincenzo Aiello (arrestato il 9 ottobre scorso) che si sarebbe tradotto in un “massiccio appoggio” elettorale garantito dai mafiosi agli esponenti politici coinvolti nell’indagine.

Un rapporto di tremila pagine, redatto dai Carabinieri del Ros, dimostrerebbe, infatti, l’esistenza di contatti tra il governatore Lombardo e il capomafia catanese, documentati sulla base delle rivelzioni rese da un pentito e sulla scorta delle tante intercettazioni telefoniche ed ambientali condotte. Tra le altre, quella in cui Vincenzo Aiello lamenta la “barriera” creata da Raffaele Lombardo per evitare intercettazioni tese a rivelare contatti compromettenti. “Raffaele ha creato un circuito chiuso” dice il capomafia ai suoi uomini e alla persona che faceva da tramite tra Lombardo e Aiello, riportando messaggi esclusivamente “a voce”.

 Gli investigatori hanno riconosciuto nell’autista personale di Angelo Lombardo il tramite che garantiva la comunicazione tra gli esponenti politici e i criminali. La sua automobile era stata imbottita di microspie, ma l’autista le aveva scoperte e aveva per questo deciso di evitare di parlare, optando per una comunicazione diretta e meno rischiosa.

Un’altra intercettazione ha portato gli investigatori a conoscenza della reticenza manifestata da Vincenzo Aiello, in seguito alla decisione presa da Raffaele Lombardo di nominare tra gli assessori regionali della sua Giunnta Massimo Russo, ex magistrato antimafia, Giovanni Ilarda e Caterina Chinnici, figlia di Rocco Chinnici, capo dell’ufficio istruzione di Palermo, ucciso dalla mafia con un’autobomba nel 1983. “Raffaele ha fatto una minchiata a fare questi magistrati assessori – è il commento del capomafia etneo intercettato dai carabinieri – perché questi, anche se lui è convinto che lo faranno, non potranno proteggerlo”.

Agli atti dell’inchiesta, coordinata direttamente dal procuratore Salvatore D’Agata, affidata al procuratore aggiunto Gennaro e ad altri quattro sostituti, ci sono ore ed ore di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Sotto la lente degli investigatori ci sarebbero anche gli “affari” curati dai fratelli Lombardo e dai collaboratori a loro vicini in sostituzione ai burocrati legati all’ex governatore della Sicilia, Totò Cuffaro (condannato per favoreggiamento alla mafia). Interessi che controllano tutti i settori della spesa pubblica: dalla Sanità alla gestione dei rifiuti, dalla formazione ai finanziamenti europei e che delineerebbero un nuovo quadro di politica, collusa col malaffare, dedita agli sprechi ingiustificati.

Maria Saporito