Scoperto il Dna del tartufo: possibile ora evitare le truffe

Anche il tartufo, come le borse, le scarpe o gli accessori firmati, è vittima di contraffazione, perché anche in questo caso le cifre partono dai mille euro in su (al chilo).

Da anni l’Italia sta cercando il modo per evitare la contraffazione del famoso tartufo nero. Il ‘finto’ tartufo è sbarcato in Europa negli anni Novanta. Si chiama “Tuber indicum” e anche un occhio esperto può confonderlo con il cugino ‘nobile’, il “Tuber melanosporum”, meglio conosciuto come tartufo nero.

Se l’aspetto è simile, la differenza è però sostanziale: la copia non possiede qualità organolettiche, è completamente inodore e insapore.

La soluzione potrebbe essere arrivata adesso grazie a una ricerca italo-francese che ha permesso di tracciare la mappa del Dna del tartufo nero, la prima mappa genetica di un fungo commestibile, che renderà più facile la tracciabilità di questo prodotto, leader di mercato insieme al tartufo bianco. Da questo momento compiere truffe potrebbe essere molto più difficile.

Antonella Gullotti