Stupro in classe: grazie a un commento su Dante, la verità

Salò (Brescia), 29 marzo. In una comune classe di scuola media, pare che 14 ragazzi siano coinvolti in un presunto stupro di gruppo. Di questi, 12 non sono imputabili in quanto minorenni, ed hanno un ruolo nella faccenda che si limita alla complicità ed alla mancanza di aiuto prestato alla loro compagna, oltre alla successiva reticenza.

Nello scorso mese di febbraio, durante una lezione di inglese in cui l’insegnante stava interrogando,

sembra dunque che i due ragazzi un po’ più grandi abbiano varie volte fatto cadere di proposito l’astuccio dal banco di una loro compagna. Mentre lei si chinava per l’ultima volta a raccoglierlo, uno degli alunni l’avrebbe costretta ad un rapporto orale, aiutato con la forza da un altro ragazzino e dal resto della classe che, disponendosi intorno ad essi, impediva al professore di accorgersi di alcunché, come infatti l’insegnante dichiara.

I fatti si sono saputi soltanto in questo mese di marzo, e la preside inizialmente aveva sospeso alcuni degli allievi, fra cui anche la ragazza, prima di sapere che si fosse trattato di violenza presunta e non di atto volontario. Una storia delicata e di difficile chiarimento, insomma. Tanto che il professore di italiano ha deciso in questi giorni di dare ai ragazzi come compito la stesura del commento alle due terzine  due terzine del terzo canto dell’Inferno di Dante che contengono le parole “Ed elli a me, come persona accorta: Qui si convien lasciare ogne sospetto; ogne viltà convien che qui sia morta”. Sembra che la verità sia infine emersa da come è stato svolto il tema da alcuni dei ragazzi. Quando si dice che l’arte stimola pensiero, coraggio e nobiltà, sembra proprio che non si dica qualcosa di così astratto.

S. K.