Un amminoacido per combattere il colesterolo

Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, illustrato a ‘Conoscere e curare il cuore 2010’, simposio promosso a Firenze dal Centro nazionale per la Lotta contro l’Infarto, è emerso che il super-colesterolo ha un nome.

Si tratta della lipoproteina(a), conosciuta come ‘la proteina che affonda’ per la sua elevata densita’, che raddoppia il rischio di infarto e provoca malattie cardiovascolari.

Durante il convegno sono stati presentati i risultati nella riduzione di livelli di lipoproteina(a) che si sono ottenuti recentemente con la L-carnitina, una sostanza endogena nota per il ruolo chiave svolto nel metabolismo cellulare degli acidi grassi.

Già si sapev da tempo  che la lipoproteina(a) e’ associata all’infarto, ma non era chiaro se ne fosse una causa o una conseguenza .

Lo studio, invece, ha fatto emergere la novita’ che questa svolge il ‘ il ‘ruolo causale’, cioe’ è responsabile nella malattia cardiovascolare.

 A sciogliere gli ultimi dubbi e’ stato lo studio appena pubblicato, condotto da un Consorzio di ricerca chiamato PROCARDIS, che riunisce scienziati dell’Istituto Mario Negri di Milano, del Wellcome Trust Centre e della Clinical Trials Service Unit di Oxford, del Karolinska Institute di Stoccolma e dell’Universita’ di Munster, in Germania.

I livelli plasmatici di Lp(a), mostrano una notevole variabilita’ tra gli individui e risultano geneticamente determinati dal gene LPA.

 Lo studio del gruppo PROCARDIS, che complessivamente ha analizzato il genotipo di 16.000 soggetti europei, ha dimostrato che tra le diverse varianti del gene LPA, due in particolare sono associate all’aumento del livello plasmatico di Lp(a) e svolgono un ruolo causale nello sviluppo della malattia coronarica e dell’infarto.

 Una persona su sei è portatrice di una di queste due varianti nel suo DNA e ha di conseguenza livelli piu’ elevati di Lp(a) e un rischio di infarto raddoppiato rispetto ai soggetti con genotipo normale; i soggetti portatori di entrambe le varianti hanno un rischio elevato di più di quattro volte.

 Individuato il killer, resta pero’ il problema di bloccarlo, per prevenire il rischio cardiovascolare.

Una delle opzioni emergenti per efficacia e tollerabilita’ e’ la L-carnitina, una sostanza endogena nota per il ruolo chiave svolto nel metabolismo cellulare degli acidi grassi.

La L-carnitina e’ una sostanza naturale, presente nell’organismo, normalmente assunta con i cibi.

I risultati preliminari di una serie di studi, qualificano la L-carnitina come una nuova opportunità terapeutica per la riduzione dei livelli di Lp(a) in pazienti dislipidemici.

La carnitina si e’ dimostrata efficace nel ridurre i livelli plasmatici della lipoproteina(a) con ridotti effetti collaterali.

Wanda Cherubini