Un nuovo biofarmaco per l’artrite reumatoide

Scoperto un nuovo biofarmaco per l’artrite reumatoide.

A soffrire di questa malattia dono in Itlia piu’ di 300 mila persone.

Si tratta di  una malattia autoimmunitaria che al suo apparire viene spesso minimizzata come un dolore da cambio di stagione o legato all’invecchiamento, ma che a lungo termine diventa invalidante, causa deformazioni delle mani che impediscono il lavoro e limitano la vita sociale.

Puo’ essere anche indizio di un maggiore rischio cardiovascolare.

Colpisce soprattutto le donne.

Un’indagine Eurisko mostra come la patologia sia anocra sottovalutata: il 29% delle 1.400 intervistate ritengono che sia un disturbo stagionale, il 51% pensano che sia la stessa cosa dell’artrosi, il 48% la associano genericamente ai “reumatismi”.

L’insufficiente informazione restringe le diagnosi precoci, decisive per una cura che possa limitare l’erosione del tessuto osseo e i danni strutturali che ne conseguono per le articolazioni.

Iniziare la terapia presto, idealmente entro sei mesi dall’insorgere dell’artrite reumatoide, e’ importante anche perche’ non tutti i pazienti reagiscono in ugual modo ai farmaci.

La ricerca cerca di rispondere con prodotti piu’ selettivi, armi intelligenti capaci di colpire un obiettivo molto mirato.

Se ne è parlato anche all’incontro scientifico intitolato “Nuovi mondi nel trattamento dell’artrite reumatoide” a Messina, organizzato dalla casa farmaceutica Roche che dedica a questa malattia il suo maggiore sforzo dopo quello in campo oncologico.

Le novita’ piu’ promettenti vengono da una nuova molecola, tocilizumab, basato sull’inibizione del recettore per interleuchina-6.

Wanda Cherubini