Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica

Beppe Grillo, la spina nel fianco sinistro

CONDIVIDI

L’esordio alle regionali del Movimento 5 Stelle, ideato da Grillo e nato sulle pagine del suo blog, ha forse sortito più effetti di quanti i suoi dirigenti se ne aspettassero. La lista è stata presentata in cinque regioni, Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Campania, riuscendo perfino a superare la soglia del 3% in due di queste. Anzi.

Impazza in queste ore la polemica sul voto piemontese, e sui risultati raggiunti in questa regione dal candidato “grillino” Davide Bono. I numeri parlano di un 4%, decisivo per le sorti della presidenza uscente: per stessa ammissione della Bresso, ormai ex governatrice, il drenaggio elettorale nei confronti della lista del comico genovese è stato decisivo per la consegna del palazzo regionale al leghista Cota, a capo di una coalizione che a suo dire avrebbe raggiunto e mai superato la quota elettorale delle precedenti elezioni regionali. E che ha avuto la meglio sulla candidata del Pd per meno di 10mila voti.

Se in Piemonte le liste “a cinque stelle” sono state determinanti, diverso è il discorso per l’Emilia-Romagna. La regione, storicamente di sinistra, ha visto la riconferma del governatore uscente Vasco Errani, seppur con un risultato inferiore a aspettative e tradizione. E’ in questa regione che si registra il vero boom di Grillo: il candidato Giovanni Favia raggiunge il 7%, sorpassa l’Udc e strappa due seggi, erodendo fette piuttosto consistenti di elettorato al centrosinistra.

A chi chiede a Favia sulle ragioni di questo exploit, che vede la lista raggiungere l’1,7% a livello nazionale, si sentirà rispondere che in realtà “Beppe” non è altro che il “detonatore” della loro rabbia, usando una metafora di cui i “grillini” abusano spesso, come a voler dimostrare a tutti costi la loro indipendenza dal vero “deus ex machina” del movimento.
Di certo, dibattiti e cantieri in tutto il centrosinistra non possono che aprirsi, senza alcuna eccezione. “Si tratta di un partito di protesta che io rispetto e non criminalizzo. Grillo – sostiene Antonio Di pietro, leader di Italia dei Valori – denuncia un malessere sociale, noi andiamo oltre e ci proponiamo come alternativa di governo”.

Non è un caso, comunque, che i risultati apprezzabili ma non formidabili della formazione dell’ex magistrato di “Mani Pulite” abbiano incontrato sulla starda il malcontento dei molti che vedevano nell’appoggio del pluri-indagato De Luca in Campania l’abiura alla propria vocazione “nuovista”, alle “liste pulite”: alcuni analisti fanno notare come ad ogni tornata elettorale nuove compagini a sinistra del Pd riescano a rosicchiare voti ai democratici da un lato, e alle formazioni d’ispirazione dichiaratamente comunista dall’altro: che il Movimento a 5 stelle possa imporsi a livello nazionale come interlocutore nuovo della politica italiana è considerazione di là da venire. Ma lo sventurato caso piemontese, e il vincente laboratorio-Puglia (dove Grillo appoggiava il riconfermato Vendola) ci dicono come il centrosinistra abbia il bisogno di fare i conti con qualsiasi nuova istanza, e in prima battuta con sè stesso.

Vincenzo Marino