Diplomatico iraniano liberato in Pakistan

Il presidente pakistano Asif Ali Zardari

Heshmatollah Attarzadeh Niyaki, addetto commerciale presso il consolato iraniano a Peshawar, capitale della provincia frontaliera e capoluogo di aree tribali nel Pakistan del nord-ovest, era stato rapito due anni fa, il 13 novembre 2008, nella stessa città da uomini armati. Non si conosce però l’identità di questi uomini.

L’Intelligence iraniana, con una sortita in terre pakistane ha formato un’operazione complicata che ha dato buoni frutti. La tv di Stato di Teheran, capitale dell’Iran situata a nord sotto il Monte Elburz, ha reso nota questa notizia, elogiando l’operato delle forze iraniane.

Il console generale iraniano, recatosi a Pashawar, ha oggi esposto la notizia ai giornali, congratulandosi per l’operazione di liberazione del diplomatico conclusasi con successo. Ora Hesmatollah è già ritornato a casa e dai familiari. È la radio di Stato iraniana Irib ha concludere la notizia.

Il Pakistan non è nuovo a questi gesti plateali, infatti nel novembre scorso, un altro diplomatico iraniano di istanza a Peshawar, Abul Hassan Jafari, è stato assassinato da uomini armati, sempre non identificati.

Anche nel 2004 il diplomatico iraniano Fereydoun Jahani, incaricato di aprire un consolato a Kerbala, vicino Baghdad, è stato rapito da un gruppo armato e tenuto segregato per due mesi, perché colpevole di sobillazione contro diverse fazioni. La vicenda è stata rivendicata dallo stesso gruppo che aveva sequestrato e ucciso il giornalista Enzo Baldoni: l’Esercito islamico in Iraq.

Jafari era direttore delle pubbliche relazioni al consolato in Iran.

Il Pakistan sembra non rivendicare l’accaduto, anzi, esponenti dello Stato hanno bollato la vicenda come una mossa per danneggiare i rapporti già fragili tra Pakistan e Iran. Sono appunto Asif Ali Zardari, presidente del Pakistan, Syed Yusuf Reza Gilani, primo ministro del paese e Shah Mehmood Qureshi, ministro degli Esteri, ha etichettare l’accaduto come disdicevole e problematico in vista dei rapporti con la vicina Nazione.

di Andrea Bandolin