Gli attentati di Mosca: il tempo del lutto

La Russia si ferma a riflettere in questa giornata di lutto cittadino, dopo gli attentati alle stazioni della Lubjanka e di Park Kultury. Questo paese si scopre attaccabile, anche nel luogo simbolo della sicurezza nazionale e nonostante il presidio delle Forze di polizia, in ogni strada.

I suoi 39 morti, molti dei quali in attesa di un riconoscimento, e i 71 feriti, infatti, obbligano a ripercorrere le recenti tappe della politica moscovita nel Caucaso perchè la strategia dello stimolo-risposta, è stata pagata dai cittadini russi in Russia.

Questi attentati arrivano poco casuali, dopo gli omicidi mirati, da parte del nuovo Kgb, di Said Buryatski e Anzor Astemirov, due esponenti del moderno terrorismo caucasico, il quale ha dimenticato le rivendicazioni nazionaliste e indipendentiste cecene, per puntare a una saldatura con il terrorismo internazionale e islamico, in grado di trovare maggiori finanziamenti per addestramenti e indottrinamento delle nuove leve, servendo una causa religiosa, precedentemente ignorata. La scelta di utilizzare le donne come attentatori, prova la nuova identità dei capi del terrorismo post 2001, dall’attentato Dubrovka del 2002 a oggi.

La reazione di forza verbale di Putin presagisce solo nuove tensioni. Sostenere che “i complici e gli organizzatori si sono messi al sicuro ed è una questione d’onore per le forze dell’ordine spurgare le fogne e farli uscire alla luce del giorno”, riporta alle parole della vigilia della seconda guerra cecena, a quell’ “inseguire e ammazzare i terroristi fin dentro la tazza del cesso”. Una direttiva precisa, contraltare della minaccia di Doku Umarov, leader di un improvvisato Emirato del Caucaso settentrinale, di portare la guerra fin nel cuore di Mosca. Questo gioco di parole farà seguito ad azioni di repressione, già pronti i piani di un’azione dei militari russi nel Caucaso del Nord, dove altri civili pagheranno, come in passato secondo le lezioni di Anna Politovskaja.

Intanto, si depongono fiori sui luoghi dell’attentato e si prega in una religiosa Russia, solo per chi già è morto e non per i nuovi che seguiranno.

di Fabiana Galassi