Il presidente del Ghana sprona i giovani medici a esercitare la professione nelle zone in cui vi sia necessità

Il presidente del Ghana, Jon Evans Atta Mills, ha incitato i giovani connazionali laureati in medicina a ricordare che il loro titolo di studio è “frutto dei sudori e delle fatiche dei contribuenti” e che l’esercizio della loro professione deve essere inteso come “una forma di restituzione di quanto hanno ricevuto dalla comunità”.

In un discorso letto in suo nome dal ministro dell’Istruzione, Alex Tettey-Enyo, davanti a 110 neolaureati della Facoltà di Medicina dell’Università del Ghana, il capo dello Stato ha spronato i giovani medici: “E’ venuto il tempo che siate pronti a esercitare la professione medica in qualsiasi zona del paese vi sia necessità”. Nel suo discorso, il presidente democratico ha quindi definito “non patriottico e condannabile” l’atteggiamento di quei medici che si rifiutano di prestare servizio nelle zone più remote del Paese”, preferendo “la vita comoda delle aree urbane fornite di tutte le comodità moderne”.

Jon Evans Atta Mills, presidente del Ghana

Il discorso è stato fatto con riferimento all’impatto negativo sul sistema sanitario ghanese causato dalla continua emigrazione del personale medico qualificato verso destinazioni più ricche e sviluppate. Nel pese attualmente ci sono solo 2.000 dottori, pari a uno su 11.000 abitanti;  gran parte dei medici e degli infermieri diplomati emigrano negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Jamaica e Canada. Secondo statistiche governative tra il 1999 e il 2004 sono emigrati 448 dottori, il 54% dei laureati quel periodo e oggi la tendenza è in crescita. Sembra quasi più facile trovare un medico ghanese in una città europea piuttosto che in una del Paese sub-sahariano.

Il personale medico quindi, seppure sulla carta ci potrebbe essere, in realtà diventa del tutto insufficiente per migliorare l’efficienza e la qualità delle strutture sanitarie locali, apportando ricchezza altrove piuttosto che nella propria terra d’origine. Sotto certi punti di vista tale emigrazione si potrebbe paragonare all’esodo dei “cervelloni” laureati che dall’Italia fuggono all’estero.

Le parole del presidente ghanese vogliono quindi sensibilizzare i giovani laureati ad intraprendere la professione per cui hanno studiato nel loro Paese e nelle zone più povere della nazione, spinti da quella che dovrebbe essere la loro più intima vocazione medica di aiuto e solidarietà verso i malati.

Adriana Ruggeri