Prezzo del latte, la protesta degli allevatori

E’ dalla scorsa mezzanotte che gli allevatori delle province di Ragusa, Catania e Caltanisetta, hanno bloccato la fornitura di latte, per scioperare contro il prezzo, ritenuto eccessivamente basso, pagato dalle industrie.

Otto sono i caseifici tra Ragusa e Modica sono presidiati per impedire le consegne di latte; quattro fuori provincia, di cui due nella zona industriale di Catania davanti alla «Latte Sole» ed alla «Gala», uno a Zafferana Etnea dinanzi alla «Zappalà» ed uno a Caltanissetta davanti alla «Prolat», un´azienda sempre espressione del gruppo «Zappalà».

La protesta dei produttori ha vinto la prima battaglia: diversi i camion delle industrie di trasformazione sono stati costretti a tornare indietro senza il carico di latte, sicuramente indispensabile in una settimana sicuramente cruciale per le forniture come quella di Pasqua.Non sono mancati momenti di tensione nei quali i camionisti adibiti al trasporto del latte, hanno avuta a che ridire con i produttori che non li lasciavano completare il loro lavoro

A Palermo è in programma una pre-trattativa sul prezzo del latte, in vista del tavolo agricolo regionale di domani, non ancora chiamato ufficialmente. Le organizzazioni di categoria ed i produttori chiedono un prezzo minimo di 0,40 euro a litro “conto stalla” e di 0,44 euro al litro “conto banchina”, quest´ultimo riguarda specificamente le forniture delle cooperative.

“Il prezzo alla stalla – ha sottolineato la Coldiretti – ha raggiunto valori che non coprono i costi di produzione e stanno mettendo a rischio stalle, mucche e lavoro che hanno garantito all’Italia fino ad ora il primato mondiale nella produzione formaggi tipici con il record di 35 riconoscimenti a livello comunitario. A rischio ci sono 43 mila stalle con quasi 2 milioni di mucche e circa 200 mila occupati che producono un valore di oltre 22 miliardi di euro che rappresenta la voce più importante dell’agroalimentare italiano. Se le difficoltà sui prezzi sono diffuse in tutta Europa, l’Italia è però l’unico paese produttore comunitario in cui il crollo dei prezzi riconosciuti agli allevatori si e’ verificato nonostante una sostanziale tenuta dei consumi e l’insufficiente produzione nazionale che arriva a coprire appena il 60 per cento del fabbisogno”.

Federica Di Matteo

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