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F1, La Brembo smentisce la Red Bull: nessun problema all’impianto frenate

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In questo periodo la Red Bull è senza alcun dubbio la scuderia più chiacchierata del circus. Vuoi per alta competitività, vuoi per presunte innovazioni tecnologiche fuori norma, vuoi per la estrema fragilità e esasperazione meccanica. Più Gp passano, più notizie, polemiche e chiacchiere circondano il box della famosa bevanda energetica. E se l’ingegnere Newy o il caposquadra Horner cercano in tutti i modi di placare gli animi, il giorno dopo ecco che altre notizie trapelano e la polemica persiste.

L’ultima informazione infatti ha riacceso il “caso Red Bull” . Subito dopo il ritiro del pilota Sebastian Vettel al gran premio d’Australia, la Red Bull aveva fatto sapere che la causa era nato da un problema all’impianto frenate della vetture, precisamente un errato accoppiamento tra l’asse anteriore sinistro e la ruota. Ma appena la Brembo (azienda italiana che fornisce l’impianto frenante a tutte le scuderie della F1) ha potuto controllare la vettura, il comunicato finale ha lasciato tutti di stucco: “Per quanto riguarda il ritiro del pilota della Red Bull Sebastian Vettel nel Gran Premio d’Australia, Brembo comunica che l’uscita di pista avvenuta alla curva 13 non è stata causata da un problema al sistema frenante, come invece è stato segnalato. Le indagini svolte dopo la gara hanno rivelato che il dado della ruota era stato stretto correttamente, ma hanno escluso anche tutte le altre possibili cause.” Quindi che cosa è successo realmente??

Nessun guaio all’impianto frenante, bensì un problema sorto improvvisamente e dalle cause sconosciute. Quindi la Red Bull ha mentito per nascondere il più possibile l’estrema fragilità che soffre la RB6?? Impossibile dirlo con sicurezza, ma anche il fatto della “magica” scoperta del vero problema (errata coppia di serraggio dei bulloni che fissano il cerchio al mozzo) appena dopo la dichiarazione della Brembo può far pensare ad una coincidenza troppo sospetta.

La F1 è anche questo. Non sarebbe la prima volta di un “problema nascosto” ne sarà l’ultimo. La guerra si fa in pista, e prima non bisogna scoprire i propri punti deboli. Un po’ di mistero non guasta mai, basta non esagerare.

Riccardo Cangini

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