Nicola Arigliano, storia di una voce jazz

Ieri notte è scomparso Nicola Arigliano. Forse il musicista pugliese non è molto noto fra i più giovani. Tuttavia questo artista è stato un pioniere del jazz in Italia, quindi molti musicisti di oggi sono in indirettamente in debito con lui.

Nato a Squinzato in provincia di Lecce, sempre nella sua terra è morto nell’istituto Cucurachi di Calimera dove viveva dal 2006.

Classe 1923, il poliedrico artista ha dato talento e ricevuto fama sia dal mondo della musica che da quello dello spettacolo. La vocazione del giovane Nicola è incoraggiata dalla famiglia, ma per la sua formazione è stato necessario spostarsi a Milano. Tra vari lavori per mantenersi e gli studi, arriva l’esordio nei locali.

Poi un salto ancora più grande, a 18 anni, con il viaggio negli Stati Uniti. Nella patria del jazz, Arigliano rafforza la sua passione per questo genere e apprezza di persona il talento delle migliori band, come il trio di Nat King Cole.

Gli esordi in Italia negli anni ’50 lo vedono alle prese principalmente con la canzone napoletana, ma l’approdo alla casa discografica Columbia e la televisione danno slancio alla sua carriera.

Simpatica, in collaborazione con tre “mostri sacri” della canzone come Garinei, Giovannini e Kramer, e la partecipazione a Canzonissima nel 1958 sono i primi importanti traguardi tagliati da Arigliano.

Parallelamente continua a dedicarsi al jazz e si fa notare per il suo stile da crooner, tanto che si meriterà la definizione di “Frank Sinatra italiano”. Porta al pubblico pezzi come I sing ammore, My wonderful bambina, Sentimentale.

Quest’ultima è la sigla dell’omonima trasmissione tv condotta da Lelio Luttazzi. Il piccolo schermo rende popolare Arigliano che diventa anche testimonial pubblicitario del digestivo Antonetto, pezzo forte del Carosello.

Arigliano si divide tra televisione e musica, la sua partecipazione all’edizione del 2005 del Festival di Sanremo (è il cantante più anziano che abbia mai calcato il palco dell’Ariston) riassume questi due filoni. Colpevole vince il premio della critica, mentre oggi si potrebbe dire che Nicola Arigliano è “colpevole” di aver detto fino all’ultimo “I sing ancora” (come recita il titolo di un suo album) con la sua passione per il jazz.

L. Denaro