Senatori Pd scrivono a Bersani: dobbiamo reagire

“Il Pd si trova di fronte ad un momento della vita dell’Italia rispetto al quale s’impongono, da parte di tutti noi, una maggiore generosità nell’impegno, una più partecipata attività politica e una nuova consapevolezza riguardo l’effettiva portata dell’emergenza democratica in cui viviamo”. Inizia così la lettera che 49 senatori del Pd hanno inviato oggi al segreteario Pierluigi Bersani per sottoporre alla sua attenzione un’analisi differente dello “stato di salute” del partito, all’indomani delle elezioni regionali. Una panoramica più disincantata rispetto a quella scattata dal segretario nazionale che, ancora ieri, faticava a riconoscere nei numeri trasmessi dai seggi la sconfitta decretata dagli elettori.

“Il lavoro ordinario non basta più – scrivono ancora i 49 senatori democratici-  I ritmi ortodossi sono troppo lenti. Le liturgie della casa sono stantie. I cartellini da timbrare sono sempre più falsati. L’imborghesimento ci tenta in continuazione e arriva persino a coinvolgerci in scellerate trasversalità ammantate di riformismo. I nostri valori fondanti rischiano di vacillare sotto i colpi della sfiducia e di un neo relativismo che intossica le nostre coscienze per condurci – incalzano gli scriventi – verso la più colpevole accidia”.

Un’autocritica severa ed amara con la quale i 49 senatori sperano di scuotere la dirigenza del partito, invitandola a inaugurare una nuova fase. “Chiediamo un incontro immediato – si legge ancora nella missiva indirizzata a Bersani – per riflettere insieme. Per trovare, dopo una leale discussione, la giusta strada da percorrere per servire degnamente il nostro Paese. Non intendiamo farci consumare addosso i prossimi tre anni della legislatura, immersi in un attendismo fideistico che – concludono i senatori – assegna al destino il compito di liberare l’Italia dal sultanato che la devasta”.

La lettera, promossa da Gian Piero Scanu, è stata vergata – tra gli altri – da Ignazio Marino, Daniele Bosone, Marco Filippi, Achille Serra, Roberto Di Giovanpaolo, Silvio Sircana, Felice Casson, Mariapia Garavaglia, Anna Serafini, Paolo Nerozzi e Tiziano Treu.

L’iniziativa epistolare ha già incassato la “bocciatura” del sindaco di Torino, Sergio Chiamaparino: “Non c’è alcuna esigenza – ha detto – di riaprire nel partito la caccia al segretario con codici incomprensibili ai più. Mi auguro che il Pd si impegni nella costruzione di una coalizione, di un raggruppamento, che non cambi posizione al primo stornire di un articolo di giornale o di una comparsata televisiva”.

Bersani – ha proseguito Chiamparino – ha fatto il massimo che poteva nelle condizioni date. Non mi sento di buttare la croce addosso, ma dico a Bersani che abbiamo perso tutte le regioni contendibili. Non è una disfatta, non c’è la ritirata di Russia; la vittoria della Lega accentua le contraddizioni nel centrodestra, ci sono le condizioni – ha concluso il sindaco di Torino – per rendere il Paese contendibile“.

Maria Saporito