Tumore al seno: efficacia degli screening mammografici

Il carcinoma della mammella rappresenta ancora oggi il tumore più frequente nella popolazione femminile, sia per incidenza sia per mortalità e la probabilità di ammalarsi aumenta progressivamente con l’età.

Secondo uno studio brtitannico, in corso di pubblicazione sul Journal of Medical Screening, lo screening mammografico non soltanto contribuisce a ridurre la mortalità per cancro al seno, ma risulta vantaggioso pur tenendo conto delle “sovra-diagnosi”, cioè delle lesioni tumorali che, benché presenti, non sarebbe mai stata fonte di disturbi per la donna.

Lo screening mammografico consente di prevenire il cancro al seno

L’analisi è stata condotta dai ricercatori della Queen Mary University of London su circa 80 mila donne inglesi di età superiore a 50 anni, prima e dopo essersi sottoposte allo screening. Si è stimato che questo esame di controllo ha evitato 5,7 morti per tumore al seno ogni mille donne controllate e allo stesso tempo a 2,3 donne su 1.000 è stato diagnosticato invece un tumore inesistente. In definitiva, emerge che per ogni trattamento evitabile lo screening permette di salvare due vite dalla morte per cancro al seno. “Ibenefici dello screening in termini di morti prevenute sono il doppio delle diagnosi sbagliate – scrivono gli autori – questa analisi conferma che la riduzione delle morti per tumori grazie allo screening mammografico è più che significativa”. Stephen Duffy, uno dei ricercatori coinvolti nella ricerca, osservando come i benefici dell’esame superino i rischi, afferma che “purtroppo non abbiamo un test di screening perfetto e in alcuni casi individuiamo casi che non hanno bisogno di essere trattati”.

Secondo uno studio del 2005 condotto presso l’Anderson Cancer Center, a Houston, circa il 45% della riduzione della mortalità osservata negli ultimi 10-20 anni nei principali Paesi occidentali, Italia compresa, può essere associato all’effetto dello screening mammografico, inteso sia come programmi organizzati che come controlli periodici su base spontanea. Il restante 55% sembrerebbe invece dipendere dagli effetti delle terapie adiuvanti (chemioterapia e ormonoterapia).

L’obiettivo principale dei programmi di screening mammografico e di tutti i programmi organizzati di diagnosi precoce dei tumori della mammella è diminuire la mortalità specifica per cancro della mammella nella popolazione invitata a effettuare controlli periodici. Grazie all’anticipazione diagnostica non solo si possono ridurre i tassi di malattia diagnosticata in stadio avanzato, ma si può decisamente migliorare la qualità di vita delle pazienti, favorendo la diffusione di trattamenti di tipo conservativo.

Adriana Ruggeri