Vendola sotto osservazione: sarà lui il nuovo leader nazionale?

Dei suoi successi si è ampiamente parlato; Nichi Vendola, come più volte ricordato, rappresenta al momento la vera “anomalia” del centrosinistra italiano. Un rappresentante credibile, in grado di combinare la scioltezza oratoria, carica di enfasi poetica, con lo scrupolo del solerte amministratore che scruta, vigila, valuta e opera, quando può, a vantaggio della comunità.

La sua conferma alla guida della Regione Puglia impone una severa riflessione non solo ai diretti avversari, ma anche ai leader del Pd che – pochi mesi fa, guidati da Massimo D’Alema, ne avevano chiesto “la testa”, invitandolo a ritirarsi dalla scena politica a favore di un candidato più gradito ai centristi di Casini. Il suo rifiuto, animato dalla consapevolezza di poter contare sulla fiducia popolare guadagnata nei 5 anni di governo del territorio, ha rappresentato, con ogni probabilità, la manifestazione più ferma e convincente del suo “attaccamento” alla Puglia.

Un rifiuto dettato non dall’indisponibilità a lasciare una poltrona già scomoda (e traballante a causa degli scandali nella Sanità che hanno travolto la giunta regionale), quanto piuttosto dalla necessità di dimostrare la possibilità di una formula diversa, di una ricetta alternativa e vincente. Anche in un territorio, come quello pugliese, particolarmente difficile. La sua sfida, all’indomani della seconda vittoria elettorale, continua nel tentativo di centrare obiettivi sempre più ambiziosi. “Non possiamo pensare di vincere se ragioniamo con lo schema Berlusconi e anti-Berlusconi – spiega Vendola ai suoi alleati- Possiamo vincere se al berlusconismo contrapponiamo una idea di partecipazione democratica, di coinvolgimento delle giovani generazioni, cioè se riusciamo a trasformare la politica che oggi è percepita soprattutto dalle generazioni più giovani come criptica, astrusa, autoreferenziale, cinica, fredda”.

E dell’investimento sui giovani Vendola ha fatto un punto irrinunciabile della sua azione politica, tanto che la “Fabbrica di Nichi”, il laboratorio elettorale animato dai tanti giovani che in Puglia (e non solo) si sono spesi con slancio per la riconferma del leader di Sel al governo della Regione, rappresenta una delle realtà più vivaci e propositive del nostro Paese. Un esempio tangibile della volontà di partecipazione, sostenuta dalla competenza e dalla professionalità.

Per Vendola, insomma, si impongono adesso interrogativi davvero impegnativi. E a chi lo incalza, spiegandogli che potrebbe rappresentare l’unica soluzione futura per un centrosnisnistra che, a livello nazionale, appare vinto dai veleni interni e dall’incapacità di gestire e intercettare i bisogni della gente, il presidente della Puglia risponde: “Io sarei più contento di sapere qual è il futuro del centrosinistra in Italia piuttosto che conoscere in così largo anticipo il nome del leader del futuro centrosinistra. Il problema – continua – è che il centrosinistra ancora una volta conosce una sconfitta, tanto più pesante perchè avviene nel pieno della crisi del berlusconismo”.

La sua analisi appare lucida e inclemente: “Credo che ciascun attore del centrosinistra – aggiunge Vendola – sia inadeguato, sia portatore di una storia parziale, di cose anche importanti, ma del tutto inadeguato alla necessità di ricostruire una egemonia culturale e politica a sinistra. Ciascuno di questi attori dovrebbe fare un passo indietro, per poter fare tutti insieme un passo avanti. Nel centrosinistra – conclude il presidente della Puglia – mancano le forme dell’agire politico, mancano ancora le parole. Il vocabolario dell’alternativa non è stato ancora scritto”.

Per questo in tanti sperano che la lezione di “grammatica politica” tenuta dal professor Vendola in Puglia possa essere estesa al resto del Paese e contribuire all’ “alfabetizzazione” degli amministratori di domani. 

Maria Saporito