200 mila euro nelle tasche di una maga che non esiste

La depressione è purtroppo una brutta bestia e può portare a compiere gesti veramente incomprensibili. C’è qualcosa di ancora peggio della depressione però, vale a dire chi questo terribile stato mentale lo sfrutta compiendo truffe incredibilmente ignobili aggiungendo altri gravosi pesi a chi ne è già oberato.

Una signora di Cesenatico poco dopo la separazione dal marito si sarebbe vista raggirata della ragguardevolissima cifra di 200 000 euro dalla sua colf, che aveva vestito per l’occasione i panni dell’amica. La rottura del matrimonio aveva messo la sfortunata protagonista della vicenda in una condizione psicologica spaventosamente debole e sembra che la sua (ormai ex) domestica abbia approfittato della situazione per arricchirsi.

In specifico la colf avrebbe promesso alla  inconsolabile e benestante signora l’aiuto di una sensitiva, tale Maga Mafalda, che però non sembrerebbe esistere per niente, o, se esiste, nulla c’entrerebbe con la triste faccenda romagnola. I 200 mila euro sarebbero finiti proprio nel tasche e di conseguenza nel conto in banca della domestica, che però, per sua sfortuna  sarebbe stata “beccata” e denunciata.

Un’amica, stavolta vera, della donna che ha visto scendere, e di molto, il suo conto in banca nel giro di pochi minuti, si è rivolta ai Carabinieri di Cesenatico esponendo loro l’accaduto. Gli stessi hanno immediatamente avviato un’indagine. Ad oggi,  la ex-colf è stata denunciata ed è indagata per truffa aggravata.

Pensare che una maga, per quanto brava e ammesso che lo sia veramente (maga), possa risolvere una condizione psicologica di tale gravità è totalmente fuori luogo e ancor di più lo è pensare che siano necessari centinaia di migliaia di euro perchè lo faccia, il tutto è però comprensibile facendolo rientrare nell’ambito della debolezza esclusivamente umana di chi subisce una forte perdita affettiva o comunque “di vita”, che lo (la, in questo caso) mette in condizione di non riuscire ad essere razionale per un certo periodo di tempo.

Diverso è il caso però, se risulterà confermato dalle indagini, di chi ha usato a suo vantaggio con un cinismo oltre ogni limite questa condizione, non facendosi nessun problema rispetto ad un eventuale contraccolpo psicologico (ulteriore) che la vittima avrebbe potuto subire, cosa che avrebbe anche potuto portarla a compiere gesti inconsulti. Fa ancora più specie che l’indagata per la truffa di 200 000 euro sia la sua domestica, vale a dire una persona alla quale la vittima aveva anche dato un lavoro. C’è da augurarsi che non sia vero.

A.S.