All’asta una delle più note pasticcerie di Napoli

Siamo a Napoli, notizia che colpisce non poco.

La storica pasticceria – considerata “il regno del babà e dei ministeriali” – al centro della città è appena stata messa all’asta: si parla di Scaturchio, un’azienda alquanto gloriosa e famosa soprattutto di nome per i suoi anni migliori di commercio nella produzione di dolcezze e tante bontà.

E’ così quindi che la società di marchio Giovanni Scaturchio, Babà Vesuvio e Ministeriali, cede l’attività per la data fissata al 7 maggio 2010, con una base di circa 1 milione di euro, cercando per lo meno di raggiungere il valore primario dei soci in mercato, ovvero oltre i 4 milioni di euro.

La storica pasticceria napoletana – da sempre conosciuta per i suoi innumerevoli prodotti unici, al servizio prima dei re d’Italia, poi perfino dei grandi del G7, del Papa e Vaticano – ha perciò optato verso questa scelta a causa dei molti problemi di una cosiddetta cattiva gestione mal funzionante e soprattutto per i debiti accumulati negli ultimi anni.

A nulla sono valsi i tentativi di salvezza della rinomata e preziosissima azienda meridionale: dal 2004 infatti prima la Scab, poi la Turistica alberghiera hanno cercato di aiutare il lavoro di questa pasticceria, subentrandone e prendendo in affitto il tutto.

E nel dicembre 2009 arriva perciò la dichiarazione di fallimento su istanza di Equitalia, creditrice di ben oltre i 9 milioni di euro a contributi non pagati – da, pensare, il 1991.

“Le mie analisi indicano un residuo attivo annuale pari a 150mila euro – ci spiega Pasquale Prisco, curatore fallimentare e in seguito anche custode giudiziario – considerando per i 54 dipendenti che lavorano in azienda, i contributi regolarmente pagati e tutte le spese saldate”.

E continua, un po’ rammaricato: “Da Scaturchio si serve solo il fresco, l’olio si cambia tutti i giorni e c’è una attenzione maniacale alla qualità. Il che comporta spese altissime, ma anche ritorni e consensi notevoli. Senza considerare che un enorme patrimonio è costituito anche da una forza lavoro che è riuscita a produrre utili anche in assenza di un piano marketing”.

Difficile quindi decidere il da farsi. L’unica soluzione rimane quindi l’asta del 7 maggio prossimo, un’asta che sta già riscontrando aziende napoletane di nome (come Sire, D’angelo e Bellavia), interessate all’acquisto dei prodotti Scaturchio e del suo marchio stesso.

Valentina Princic