Berlusconi da Napolitano: si parla di riforme

Un incontro di circa un’ora: è quello che si è consumato ieri al Quirinale tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. L’occasione per ristabilire un rapporto più disteso tra le due cariche istituzionali, dopo l'”incidente” del Lodo Alfano e le tensioni scaturite nel corso degli ultimi mesi.

Giunto ieri mattina al Colle, Silvio Berlusconi ha palesato grande volontà di collaborazione: sul rifiuto, da parte del capo dello Stato, di controfirmare il ddl sul lavoro scioperato dalle Camere, ad esempio, non ha sollevato alcuna polemica; anzi ha manifestato l’intenzione di analizzare con maggiore attenzione le osservazioni indicate da Napolitano soprattutto in riferimento all’arbitrato in modo da coordinare, insieme al suo esecutivo, un testo più “cauto” e condiviso.

Tema forte del breve incontro sarebbe stato invece la necessità di andare avanti con le riforme all’insegna della collaborazione con l’opposizione. Un punto, questo, destinato ad aprire – qualora venisse realizzato – scenari interessanti. E per certi versi inimmaginabili. L’attività del governo Berlusconi, che ha più volte fatto ricorso alla fiducia, non ha infatti finora dimostrato particolare sensibilità o attenzione nei confronti dell’opinione espressa dai banchi dell’opposizione, destando anche la preoccupazione di Napolitano che è più volte intervenuto per sottolineare l’importanza di un’azione politica più rispettosa delle diverse posizioni.

Le priorità comunque al momento per Silvio Berlusconi si chiamano “legittimo impedimento” e ddl sulle intercettazioni e proprio di questo il premier avrebbe parlato ieri con il presidente della Repubblica. I tempi per il “legittimo impedimento” sono assai stretti: il presidente della Repubblica dovrà decidere se firmare o meno il testo entro il 10 aprile e in molti assicurano che, nonostante le apparenti ritrosie, alla fine il capo dello Stato finirà per promuovere la legge che autorizzerà Berlusconi e i suoi ministri a disertare le aule di tribunale in caso di impedimenti di natura istituzionale certificati e riconosciuti dallo stesso Cdm.

Meno “urgente” il discorso sul ddl sulle intercettazioni che sarebbe comunque stato calorosamente esposto ieri dal Cavaliere in visita al Quirinale. Berlusconi avrebbe ribadito al presidente della Repubblica la necessità di approvare una legge “argine” contro i continui “scandali” che lo investono, ma per rendere più gradevole la pillola, avrebbe anche assicurato la ferma intenzione di procedere con una riforma seria, costruita sull’intesa con l’opposizione.

Maria Saporito