Lecce: si è dimesso il sindaco, ma era un pesce d’aprile

Si dimette il sindaco di Lecce, Paolo Perrone. E quando mai! avranno pensato i membri di sinistra della giunta del Comune pugliese. Era un pesce d’aprile di ieri, organizzato in pompa magna (lasciando andare i commenti guastafestisti da musoni di sinistra, tipo l’osservazione che il denaro speso nello scherzo è quello pubblico, e non quello del primo cittadino dal brillante senso dell’umorismo).

Dunque, ecco la scena: atto clamoroso annunciato dal sindaco del Pdl Perroni all’indomani delle elezioni regionali perse dal centrodestra. Ecco il primo cittadino e la giunta al completo (non si sa chi è complice, e chi vittima nell’ingrippo)  riuniti nella sala di Palazzo Carafa, sede del Comune di Lecce. Perrone annuncia con aria dimessa di aver consegnato la propria irrevocabile lettera di dimissioni, affidandola alle discrete  mani del segretario comunale. Ma, soggiunge, ha comunque venti giorni per ripensarci, secondi i termini di legge previsti per poterle ritirare o confermare. E sembrava strano, infatti, in sede Pdl, che uno lasciasse la poltrona in modo così perentorio, fosse anche per scherzo. Forse, ci si voleva mettere al riparo subito dall’eventualità che qualcuno approfittasse della circostanza per tentare una causa che portasse a dimostrare la legittimità delle dimissioni e l’illegittimità di scherzi fatti in pubblica sede?

Comunque, la messinscena si è protratta per un’altra  mezz’ora, nella sala gramita di giornalisti convocati per l’apposita conferenza stampa che era stata ufficialmente indetta dal Comune. ll sindaco ha pazientemente risposto a tutte le domande della stampa, una ad una. Motivo del suo gesto? Questa era ovviamente la domanda più prevedibile. Ebbene, il troppo dolore causato dall’insuccesso del centrodestra nella città, fu la causa dell’atto insano. Per di più, a quanto dichiarava Perrone, si sentiva responsabile. E qui l’aria luttuosa è salita al suo massimo momento di pathos.

A non poterne più, preso da un improvviso scatto di dignità (oppure, stando a quanto non è dato sapere, obbedendo a disposizioni anticipate del Sindaco),  il vicesindaco Gianni Garrisi, che ha messo per primo tutti sulla buona strada. E’ arrivato come nulla fosse, ha preso la parola davanti ai numerosi presenti che stavano tentando di fare bene uno di quei mestieri che qualcuno deve pur fare, ed ha ricordato finalmente agli ingenui giornalisti: “Oggi, è un giorno particolare…”. Con buona pace di addetti stampa, personale del Comune, cittadinanza, cameraman e cronisti gabbanati. Ma per la felicità di un primo cittadino burlone come quello leccese, cosa non si farebbe, in fondo.

S. K.