Elezioni Milano: Bossi frena e il PdL litiga

Non si placa la polemica interna alla maggioranza lombarda, scatenata dalle dichiarazioni del leader leghista Umberto Bossi che, durante le operazioni di scrutinio per le elezioni regionali, aveva spiegato ai cronisti come il trionfo del carroccio al nord lo legittimasse ad essere il candidato a sindaco di Milano (dove si voterà nel 2011) per l’intero centrodestra.
Non è servito, infatti, che il senatur abbia cercato in prima persona di rimettere insieme i cocci, chiarendo di non avere nessuna intenzione di “fare guerra” per la poltrona di Milano, auspicando che il crescente peso elettorale della Lega si ripercuota piuttosto sull’operato del Governo nazionale in tema di federalismo e riforme. Parole accolte come un segnale di distensione dal Popolo delle Libertà e dal governo milanese, con Riccardo De Corato, lo “sceriffo” della giunta Moratti, che ha bollato le ultime polemiche come “nervosismo post elettorale, perché le campagne creano sempre strascichi polemici”, aggiungendo che “ci ha già pensato il presidente Silvio Berlusconi a mettere le cose a posto“.

Messo da parte, per il momento, il “problema Lega”, la Moratti dovrà adesso affrontare una partita ancora più complessa, legata alle divergenze interne al Popolo delle Libertà che, nonostante la vittoria di Berlusconi e del centrodestra, è uscito sconfitto dalle ultime elezioni regionali anche in Lombardia con un netto calo sia in termini di percentuali che di voti reali.
Il sindaco milanese, infatti, aveva rivendicato per sé buona parte del merito del risultato del centrodestra lombardo che ha portato alla riconferma alla guida della regione di Roberto Formigoni, lasciando al palo il Partito Democratico e Filippo Penati, già presidente della provincia di Milano, sconfitto con un insoddisfacente 33% di preferenze. A Milano “abbiamo dovuto fare un’enorme fatica per chiedere consenso, – hanno spiegato consiglieri e assessori regionali del Popolo delle Libertà – che abbiamo ottenuto soltanto spiegando che il 28 e il 29 marzo si sarebbe votato per la Regione e per Roberto Formigoni presidente”.

Un chiaro attacco interno alla Moratti, che fa trapelare la paura del centrodestra di perdere il comune lombardo, dove il consenso per l’attuale sindaco non è mai stato così basso, e le tensioni interne al partito, dove la componente legata a Comunione e Liberazione, vicinissima, con tutti i suoi interessi economici e di “potere”, al presidente Formigoni, intende chiedere più spazio, anche in vista dell’Expo 2015.
“Forse è necessaria una maggiore attenzione sulle piccole cose. – ha commentato il capogruppo del PdL a Milano Giulio Gallera, tirando in ballo gli altri membri della giunta comunale – Gli assessori di questa giunta forse non hanno una grande propensione a girare per la città e a essere presenti nei quartieri. Nessuno si deve assumere tutti i meriti della vittoria, e nemmeno le colpe. Non è stato solo del sindaco il merito ma di tutto il partito che fa della serietà e della concretezza valori fondanti”.
“Un sindaco al primo mandato – ha concluso – ha il diritto e il dovere di ripresentarsi per essere giudicata dai cittadini”.

Mattia Nesti