Il caso ingarbugliato di Elisa Claps

Sembra attualmente confermata da vari elementi la tesi per cui  le due donne, madre e figlia, addette alle pulizie, dopo aver  trovato, a quanto pare durante lo scorso mese di gennaio, il corpo di Elisa Claps nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità, ne informarono subito i sacerdoti.

Dalla questura di Potenza al momento non arrivano conferme né smentite. L’arcivescovo della diocesi della città, invece, si è apprestato a parlare della faccenda dichiarando ai microfoni di Radio Capital: ”E’ la prima volta che sento queste cose. Noi abbiamo fatto il nostro dovere, non abbiamo niente da rimproverarci, abbiamo da ringraziare il Signore e basta. Queste notizie non ci toccano”.

Toccano al contrario milioni di italiani, non solo fra i turbati abitanti delle vicinanze, le notizie ancora confuse di questi giorni.

Il vescovo sembra stranamente più coinvolto nell’aspetto burocratico e giudiziario, che in quello umano o religioso dell’orribile vicenda: ”Io ho saputo del ritrovamento il 17 marzo alle ore 10 – ha dichiarato – e immediatamente ho chiamato la polizia. Dopo dieci minuti la polizia e’ arrivata – afferma – Ho poi detto ai due sacerdoti che da quel momento non dovevano più parlare con me ma con la questura. Una volta messo tutto nelle mani della magistratura, il vescovo è fuori causa”.

Uguale esito riguardo le domande fatte dalla stampa al parroco, don Ambrogio, che ha detto di non essere stato informato di nulla: ”Non sapevo assolutamente nulla, non sapevo nulla di nulla prima del 17 quando è venuta fuori tutta la vicenda. Nessuna delle due donne, né nessun altro, mi ha parlato o mi ha informato di una cosa del genere”. E precisa: ”Io nel sottotetto non sono mai neanche entrato”. Non vuole rispondere, però, Don Ambrogio, riguardo all’interrogatorio da parte dei magistrati di Salerno, che “è segreto. Comunque sfido qualsiasi persona a dimostrare il contrario di ciò che sto dicendo in questo momento”. Non la spunta nemmeno la magistratura, insomma, a provare né a smentire, nonostante la dichiarata collaborazione degli uomini di chiesa interpellati, dal momento che in effetti è difficile stabilire chi fosse mai entrato in un sottoscala fino a quel momento semi abbandonato.

La famiglia di Elisa si dice addolorata per gli ultimi risvolti della vicenda. Pensando proprio ai familiari della giovane, don Ambrogio ha commentato, con una lieve nota di atteggiamento difensivo e diffidente, che si può cogliere dalle sue parole: ”Guardate, io mi associo alla sofferenza di tutta la famiglia Claps e il mio desiderio è che venga fuori al più presto possibile la verità di questa vicenda”.

Intanto, una svolta nelle indagini è stata annunciata dal capo della polizia, Antonio Manganelli: “Prossimamente ci saranno delle novità”. Si tratta di un’indagine così complessa che credo meriti rispetto, e la risposta non può che essere realizzata con il nostro silenzio sulle dinamiche relative a ciò che è avvenuto e avverrà”. Ancora comprensibile segreto, dunque, sulle ultime scoperte che si presume siano state fatte. Se l’assassino di Elisa Claps si crede al sicuro, questo è un modo per togliergli la sua provvisoria serenità. Meglio farsi avanti che esser fatto fuori in sede di giudizio, probabilmente.

Le persone fino ad ora sentite in giudizio in questi anni sono Danilo Restivo, l’ultimo ad aver visto in vita Elisa, Eliana De Cillis ed Eris Gega, Questi ultimi, amici della sedicenne scomparsa nel 1993, furono processati senza esiti importanti, mentre il caso di Restivo restò nella memoria per una condanna  con l’accusa di falsa testimonianza. Inoltre la vicenda Claps si intrecciò con un altro terribile omicidio che avvenne nel 2002 ai danni di una sarta, Heather Barnett, avvenuto a Bournemouth, nel Dorset, 200 km a sud rispetto a  Londra. La signora Heater fu trovata morta  dai figli al rientro da scuola. Si trovava nel bagno, la testa fracassata, i seni mutilato, e due misteriose ciocche di capelli tra le mani, che non appartenevano a lei, né al testo della famiglia. Per questo omicidio fu fermato ed interrogato proprio lo stesso potentino, Danilo Restivo, già coinvolto nella morte di Elisa. Restivo da tempo abitava in Gran Bretagna, probabilmente per allontanarsi dalla sua città dopo gli infausti eventi.

La polizia del Dorset è tutt’ora al lavoro su quel caso irrisolto, per il quale ancora nessuno è stato incriminato. La stessa polizia britannica ha ispezionato varie zone della Basilicata nell’ambito dell’indagine, che quindi viene effettivamente collegata con il caso di Elisa Claps. E l’unico elemento di concatenazione è proprio quello stesso cittadino di Potenza sospettato in entrambe i casi.

S. K.