Puglia: Partito Democratico sempre più in crisi post-Vendola

Non bastava aver gestito nel modo peggiore possibile la scelta del candidato del centrosinistra per la poltrona di governatore, con assemblee infruttuose, contestazioni e primarie perse drammaticamente, non bastava nemmeno, evidentemente, aver ottenuto alle consultazione di domenica e lunedì scorsi il risultato peggiore degli ultimi cinque anni, raccogliendo poco meno del 21% delle preferenze.
Il Partito Democratico, infatti, è alle prese adesso, proprio nel vivo delle analisi post-voto, con un nuovo caso interno che sta ulteriormente rimarcando le divisioni già palesatesi nei mesi scorsi.

Fra i ventitre candidati democratici eletti al posto di consigliere regionale, infatti, figura anche Michele Mazzarano, ex vicesegretario regionale del partito che, a pochi giorni dal voto, aveva annunciato il suo ritiro dalla corsa in seguito alla conferma di alcune indiscrezioni, emerse dai verbali delle intercettazioni, che lo volevano indagato all’interno della “sanitopoli pugliese” per aver incassato tangenti dall’imprenditore Giuseppe Tarantini, lo stesso che forniva le escort al premier Silvio Berlusconi.
“Sono convinto – aveva detto allora – che la magistratura vaglierà con le dovute cautele le suddette eventuali dichiarazioni. Chiedo a chi ha sostenuto la mia candidatura di capire e condividere le motivazioni politiche della mia scelta”.

Peccato che, poi, il suo nome sia rimasto nella lista dei democratici, tanto da valergli la bellezza di 6.340 preferenze e un conseguente posto in consiglio regionale; un posto che, come ha chiarito a mezzo stampa, Mazzarano non si sente più di rifiutare, per rispetto della “volontà degli elettori”.
Parole che hanno mandato su tutte le furie la parlamentare Cinzia Capano.
Mazzarano – ha detto – dimostra di attribuire alla volontà popolare lo stesso potere salvifico che gli attribuisce Berlusconi. […] (Blasi, segretario regionale del partito, ndr) chieda a Mazzarano il rispetto della parola data”.

Altrettanto decisa la risposta del segretario Sergio Blasi che, evidentemente, ha identificato nella Capano una delle responsabili della scarsa opposizione messa in campo dal Partito Democratico in Parlamento, un atteggiamento responsabile spesso di disaffezione a livello territoriale nei confronti del progetto democratico.
Basta con i “fighetti” del partito pronti, comodamente seduti in salotto, a spendere giudizi e a chiedere. […] Mentre il governo affondava l´articolo 18 non ho sentito alcuna presa di posizione dell´onorevole Capano. Quante volte lei è stata davanti ai cancelli dell´ex Agile o di altri stabilimenti in crisi? Il Partito, nella chiarezza dei suoi organismi dirigenti saprà chiedere ciò che deve a tutti. Il Pd che verrà o smette di essere il luogo del protagonismo dei singoli e dello sproloquio pubblico o non verrà”.

La resa dei conti finale, ancora una volta, si terrà in occasione dell’ennesima assemblea regionale del partito, convocata per mercoledì prossimo per analizzare i risultati del voto.