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Bertolaso: L’Aquila non ricostruita? Colpa degli aquilani

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Mentre i magistrati, finalmente lontani dal quotidiano assedio dei media, continuano le loro indagini sugli appalti per il G8 della Maddalena e per la ricostruzione dell’Aquila e sulla cricca interna al mondo imprenditoriale e alla Protezione Civile, che vede coinvolti anche Gianni Letta, Denis Verdini e Guido Bertolaso, il capoluogo abruzzese si prepara a celebrare, martedì, il primo anniversario del tragico terremoto che lo scorso anno sconvolse la città, lasciando 308 vittime sotto le macerie.
Un anniversario amaro, con tanti terremotati che ancora sono lontani dalla loro terra, ospitati in qualche albergo della costa, e con gli aquilani che vivono nei prefabbricati del progetto “C.A.S.E.” che sono stati accusati dal Governo di voler fare campagna elettorale, solo perché hanno deciso di riappropriarsi della loro città, di quel territorio abbandonato a se stesso, dove le macerie impediscono qualsiasi ricostruzione, come se 365 giorni non fossero in realtà mai passati.

E’ di un altro avviso, invece, il Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, tornato a rilasciare dichiarazioni dopo alcune settimane di silenzio seguite alla pubblicazione delle intercettazioni che documentavano il suo rapporto con imprenditori che gli fornivano escort e grandi feste. “A L’Aquila l’Italia ha affrontato, e vinto una sfida gigantesca. – ha detto ai cronisti – […] Ma ora c’è un’altra partita da giocare, forse ancora più: ricostruire la città. Un compito che spetta solo e soltanto agli aquilani“.
Lo Stato c’è e ci sarà anche in futuro, ma sono loro che devono accelerare. – ha proseguito – […] E’ possibile che venga ricostruita, ma ci vorra’ tempo e tanta volonta’, idee e progetti che ad oggi mancano”.
Bertolaso, evidentemente, si dimentica non solo della buona volontà, che tante volte non basta, dimostrata dagli aquilani con la “rivolta delle carriole” utilizzate per cominciare a rimuovere le macerie dimenticate dallo Stato, ma anche di come, un anno fa, nelle settimane successive al sisma, sia stato proprio lui in prima persona, utilizzando il personale della Protezione Civile, ad impedire con metodi spesso autoritari qualsiasi tentativo da parte dei terremotati di costruzione di una rete sociale, attraverso assemblee e riunioni nelle tendopoli, che potesse mettere insieme idee e disponibilità per la ricostruzione della loro città.

Il Comitato 3e32, il primo a nascere lo scorso anno, ha annunciato, intanto, che continuerà le sue mobilitazioni anche la notte di martedì, in occasione dell’anniversario del sisma.
“Ci siamo riuniti la prima volta il 15 aprile, a poco più di una settimana dalla terribile scossa – racconta Sara Vegni, del Comitato – Abbiamo fatto la prima assemblea in un parco cittadino ed eravamo tantissimi. […] Rileggere il verbale di quell’assemblea oggi, che ancora conservo, è illuminante perché dicevamo le stesse cose che diciamo ancora adesso. Avevamo capito come era stata improntata la gestione dell’emergenza e quanto sarebbe conseguito e la mancanza di considerazione da parte delle istituzioni. Avevamo discusso anche della ‘militarizzazione dei campi’, con la rete intorno alle tendopoli: il clima era pesante. E poi, il piano casa di cui si sentiva parlare e si formulavano le possibilità di una ‘New Town’ o addirittura di tante ‘town’. Un piano casa al quale ci siamo opposti per non dover vedere ridisegnato in modo tanto rapido ed errato il nostro territorio”.
“Continueremo a manifestare sempre con le carriole. – ha concluso la Vegni – Continueremo le nostre iniziative, le nostre manifestazioni ma in altri borghi colpiti dal sisma, per portare l’attenzione anche in altri luoghi: sono 82 i bellissimi borghi del comprensorio andati distrutti e quindi credo che sposteremo le carriole in alcuni di questi”.

Mattia Nesti