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De Magistris ironizza su Berlusconi e il “partito dell’Amore”

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Pasqua, momento di riflessione, preghiera e…amore. Luigi De Magistris, europarlamentare dell’Idv, ha pensato bene di parlare di amore nel giorno in cui Dio risorge. Sì, l’amore al tempo di Berlusconi.

“Ma che tipo di amore ispira il suo partito? – si chiede De Magistris – Forse quello che è alla base dell’introduzione del reato di clandestinità, ritorno alla colpa d’autore hitleriana per cui l’immigrato è colpevole non perchè si macchia di un fatto reato, ma per la sua stessa condizione, oppure della norma che avrebbe consentito ai medici la denuncia dello straniero clandestino in barba ad ogni principio democratico e anche di sicurezza della salute pubblica. Oppure quello che lo spinge, insieme ai suoi accoliti leghisti trasformati in nuovi crociati e neo-imperatori d’Oltrepò, a contestare una legge dello Stato come la 194, voluta con referendum, e una decisione presa dall’Agenzia del farmaco, opponendosi alla pillola abortiva e prospettando alla donna la strada obbligata della non scelta sul proprio corpo e dell’espiazione del “peccato” attraverso una sofferenza maggiore. E’ questa, per il leader dell’amore, la via cristiana della comprensione? Anzi no, forse l’amore di cui parla è quello che indirizza verso il mondo dei precari e dei licenziati, di fatto costringendoli alla rinuncia a far valere i propri diritti futuri davanti ad un giudice per delegarli ad un arbitro, che potrà decidere secondo equità in modo svincolato dalla legge. Quale amore sociale…verso la lobby di Confindustria! Quale bene comune…per pochi già privilegiati! Ma l’invidia e l’odio da vincere, si sa, sono così radicati nella società civile che si deve procedere ad ogni costo per restaurare il bene, la luce. Come? Privandola di tutte le garanzie democratiche, imponendole il narcotico di un’informazione pilotata, esautorandola del diritto ad una giustizia giusta e distruggendo l’unico riferimento inaffondabile: la Costituzione repubblicana. Un vero esempio di padre della patria e di statista, insomma”.

“Ma a ben vedere, amore si, forse ce n’è. Ed è profuso a dismisura verso gli evasori e i corrotti, i mafiosi e i fuggitivi dalla legge, agevolati da provvedimenti “caritatevoli” come lo scudo fiscale, il processo breve, il ddl intercettazioni. Amore ce n’è, poi, nelle segrete stanze del potere, in quel via vai di escort che nasce dalla presunzione di sentirsi in fondo un gran sultano, sprezzante verso l’etica pubblica e la dignità femminile, convinto di essere al di sopra della legge, morale e reale. Più che Dante e tycoon, sicuramente “amorevole” Suharto d’Occidente”