Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica

La pillola abortiva e la discussione politica

0
CONDIVIDI

I “niet” paventati dai neo governatori leghisti, Roberto Cota e Luca Zaia sulla somministrare della pillola abortiva nelle strutture sanitarie del Piemonte e del Veneto hanno suscitato un vespaio di polemiche e di considerazioni.

Alla vigilia di Pasqua sono state due esponenti femminili del Pdl a tentare di “aggiustare il tiro” dei colleghi del Carroccio, proponendo un altro punto di vista sulla discussa Ru486 e sulla necessità di analizzare la vicenda ricorrendo a una maggiore “sensibilità”.

“Per fortuna  – ha detto Maria Ida Germontani, componente Pdl delle Commissioni Finanze e Bilancio del Senato – ci sono le donne che intervengono al momento giusto per correggere l’esuberanza post-elettorale dei maschi anche quando sono governatori. La pillola abortiva  – ha continuato – non deve servire a discriminare politicamente le donne che hanno deciso di non rinunciare alla libera scelta, ovvero al loro libero arbitrio”.

“Non si faccia falsa informazione sulla pelle delle donne – ha rincarato Anna Maria Bernini, portavoce nazionale vicario del Pdl – dando della pillola abortiva definizioni ingannevoli e pericolose”. Giudizi netti attraverso i quali le due donne del Pdl hanno puntato l’indice contro la “presunzione” di certi politici (maschi), solerti nello scandire anatemi su tematiche particolarmente delicate e “di genere”.

Intanto, nella babele seguita ai divieti anti-abortisti proposti da Zaia e Cota (benedetti da altre donne in politica, come ad esempio la ex teo-dem Paola Binetti), è stato Silvio Viale, il ginecologo che cinque anni fa diede il via, al Sant’Anna di Torino, alla sperimentazione del farmaco, ad aggiornare sulle stime che riguardano la somministrazione della Ru486. “Su 1.800 casi di aborto con la pillola considerati in otto ospedali italiani – ha riferito Viale – il 94,5% delle donne ha evitato l’intervento, il 5,5% si è sottoposto a raschiamento dopo il secondo ciclo del farmaco, quindi dopo l’espulsione, e in un solo caso c’è stato bisogno di una trasfusione”.

Il ginecologo è inoltre intervenuto sul dibattito scaturito dalle parole dei due governatori del Carroccio, fornendo un inedito contributo: “La mia vera paura – ha precisato il medico torinese – non è Cota. Nel passato mi sono scontrato con Storace e con Sirchia. La mia paura sono gli scontri nel centrosinistra, perché con un occhio polemizzano con il centrodestra e con l’altro guardano ai cattolici”.

Togliere a una donna la possibilità di interrompere la gravidanza farmacologicamente, invece che chirurgicamente – ha invece commentato il luminare dell’oncologia, Umberto Veronesi –  è solo una inutile punizione fisica. Le dichiarazioni dei neo governatori del Piemonte e del Veneto sull’intenzione di non distribuire la pillola Ru486 sono incostituzionali”.

“Il quadro che deriverebbe da un divieto simile – ha continuato l’ex ministro della Salute – è che le donne meno informate, meno abbienti, subiranno un intervento chirurgico evitabile, mentre quelle più colte e con maggiori mezzi finanziari si rivolgeranno ad altre regioni o alle cliniche private. Senza contare il rischio – ha concluso l’oncologo – che si crei un mercato nero della pillola“.

Maria Saporito