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Privacy italiana: diritto intoccabile o occultamento di scandali?

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La questione della privacy è un tema assai delicato nel nostro paese. Una sottile linea rossa che divide la sfera privata, sacra e inviolabile, dagli affari pubblici, criticabili e denunciabili. Una linea che stenta a trovare una collocazione precisa, tra cancellazioni e spostamenti continui. Un movimento ballerino che tenta di escludere vari elementi come le intercettazioni telefoniche e gli scatti di abili fotografi, testimonianze di un paese che dimostra un nervosismo molto diffuso quando si discute di tale argomento.

Consideriamo le intercettazioni telefoniche. Da sempre rappresentano un mezzo insostituibile per le forze dell’ordine, volte a combattere la criminalità che in Italia agisce tramite sconosciuti percorsi sotterranei. Nel nostro paese gran parte dell’attività illecita viene scoperta e provata grazie a questo strumento, l’unico in grado di penetrare nelle profondità di questo universo ben protetto. Cancellare le intercettazioni significa concedere massima libertà all’illegalità, consegnando strade parallele intoccabili a coloro che attraverso reati e abusi disegnano scorciatoie verso la sporca ricchezza.

Per quanto riguarda il materiale fotografico e videografico, dobbiamo considerare un fatto di partenza insindacabile: la vita privata di coloro che rappresentano l’Italia nelle sedi istituzionali, diventa pubblica in situazioni di poca chiarezza. Gli scandali non devono essere insabbiati e nascosti usando la privacy come soccorso e protezione. Spesso la si considera come un muro incrollabile dietro il quale fare ciò che più aggrada, senza portare luce e trasparenza ai fatti e agli eventi realmente accaduti. Pensiamo ad alcuni scandali internazionali che in passato sono costate poltrone a importanti personalità o a politici in generale. Il caso Clinton, gli scandali sessuali che coinvolsero Gregoraci e Sottile, i recenti problemi della giunta Brown in Gran Bretagna.

I politici devono capire che sulla questione della moralità, l’intransigenza deve essere massima. Chi rappresenta il potere, in un paese democratico, sa perfettamente che dovrà vivere sotto gli occhi dei riflettori, fin dalla sua discesa in campo. Sono i cittadini a dover pretendere un rigore assoluto per chi li rappresenta che a sua volta dovrebbe sentire tale responsabilità.

L’Italia, come sempre, si distingue come eccezione in questo discorso. Il lodo Alfano né è una prova. La legge sulle intercettazioni, una conferma. Del resto, una fetta considerevole del nostro parlamento ha avuto problemi con la legge e possiede una fedina penale macchiata in più punti. Eppure questo non limita la loro presenza nei seggi istituzionali, concedendogli addirittura la possibilità di usufruire di agevolazioni e immunità giudiziarie.

Siamo uno dei pochi paesi democratici europei dove il desiderio di integrità, rettitudine e probità espresso dai cittadini viene totalmente ignorato dal mondo politico che procede invece verso un traguardo di censura e occultamento. Code di paglia si alzano e scodinzolano ogni qualvolta si parla di privacy, un’entità trasformatasi da sfera privata e personale di ciascuna persona a mondo segreto e misterioso di politici menzogneri, impauriti che qualcuno possa farvi breccia penetrandovi.

Frau Alessandro