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Sulmona: undicesima morte nel carcere dei suicidi

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Si chiamava Romano Iaria il 50 enne tossicodipendente che nella notte del venerdì santo, approfittando dell’assenza degli altri compagni di cella, si è tolto la vita, impiccandosi con un lenzuolo a una grata nel carcere di Sulmona. Una morte che aggiorna il triste record detenuto dall’istituto penitenziario, significatamente ribattezzato “il carcere dei suicidi”, portando a 11 il numero dei detenuti che in 10 anni hanno deciso di togliersi la vita all’interno degli angusti spazi della struttura.

Tra loro, anche la direttrice Armida Miserere, che si uccise il 19 aprile del 2003 sparandosi un colpo di pistola alla testa, e il sindaco di Roccaraso, Camillo Valentini, trovato nella sua cella il 16 agosto 2004 con un sacchetto di plastica in testa stretto alla gola da lacci per le scarpe.

Iaria, che era appena rientrato da un permesso premio in famiglia, si trovava nel carcere di Sulmona non per scontare una pena, ma perché, a causa della sua tossicodipendenza e di altri problemi di salute, era stato sottoposto a una misura di sicurezza detentiva che prevedeva l’internamento nella “Casa lavoro” della struttura penitenziaria. Una sezione speciale del carcere, segnata dal problema del sovraffollamento (200 persone alloggiate a fronte di una disponibilità massima di 100) e teatro di un altro suicidio: quello del 28enne Antonio Tammaro, avvenuto lo scorso 7 gennaio.

“Entrambi (Iaria e Tammaro, ndr) – ha riferito l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere – si trovavano reclusi non per scontare una pena ma perché sottoposti ad una misura di sicurezza detentiva, quella appunto dell’internamento in Casa di Lavoro. Sia Iaria che Tammaro – ha aggiunto l’Osservatorio – si sono uccisi la notte successiva al loro rientro da un permesso trascorso con i familiari, ai quali non avevano manifestato nessun segno di particolare disagio”.

Il nuovo doloroso caso di  Sulmona ha riacceso l’attenzione sull’emergenza delle carceri e sul piano promesso dal governo che prevede la realizzazione di 47 nuovi padiglioni, 18 nuove carceri “flessibili” e 7 nuove strutture penitenziarie per un totale di oltre 21 mila posti in più previsti entro il 2012.

Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) retto da Franco Ionta ha tentato di fornire una prima, blanda soluzione all’emergenza suicidi nelle carceri, istituendo un “servizio di ascolto” composto da poliziotti penitenziari in grado di supplire all’assenza di psicologi nelle ore serali. Una misura che dovrà essere affiancata da più robusti provvedimenti che potranno essere centrati grazie al finanziamento di 500 milioni erogato dal governo.

Risorse messe a disposizione di Franco Ionta, il “Bertolaso delle carceri”, l’uomo a cui sono stati concessi poteri speciali, tali da poter agire in deroga alle normali procedure, con la segretazione delle gare di appalto o avvalendosi della collaborazione della Protezione civile.

Maria Saporito