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Il piccolo Nicolas e i suoi genitori

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«Io sono Nicolas, ho otto anni, la mia vita è bellissima e non voglio cambiarla». Si presenta così il bambino del film “Il piccolo Nicolas e i suoi genitori”, personaggio creato nel 1959 dalla penna di René Goscinny (papà di “Asterix”) e dalla matita di Jean-Jacques Sempé. In Francia il film, che Laurent Tirard ha tratto dalle avventure su carta del piccolo Nicolas, ha avuto un enorme successo: oltre 5 milioni di spettatori. Forse perché la storia si rivolge a un pubblico vasto: non solo bambini, ma anche grandi, che non hanno scordato gli anni dell’infanzia. Del resto, il trailer francese strizza l’occhio allo spettatore maturo, con gli attori adulti della pellicola che, in maglietta rossa, affermano in falsetto «Le petit Nicolas c’est moi!» («Il piccolo Nicolas sono io!»).

Lo sfondo del racconto è quello della Francia piccolo-borghese degli anni Cinquanta. Una Francia idealizzata e poco realistica, anche se nemmeno gli anni descritti e disegnati da Goscinny e Sempé erano realistici: in molti hanno contestato, infatti, la mancanza di un accenno alla classe operaia, alle lotte sociali, alla politica, alla povertà e alla disuguaglianza. L’assenza di questi elementi, però, ha una giustificazione: si tratta di una fiaba, dunque vuole ricostruire un’atmosfera, più che un’immagine precisa del mondo. L’abilità di Goscinny e Sempé consiste proprio nel fatto che sanno cogliere un aspetto della realtà e su quello sono capaci di scherzare, di far ridere. Osservano vizi e virtù dei francesi e lasciano emergere il lato più ironico della vita.

Nel film la sceneggiatura è firmata, oltre che dal regista Tirard, anche da Grégoire Vigneron, con la consulenza di Anne Goscinny, figlia di René. Proprio come nel fumetto, si susseguono scenette autosufficienti e compiute, dove anche i genitori hanno uno spazio con le loro mancanze, molto umane, e i loro desideri infantili. Il vero protagonista, però, è Nicolas. Amato da mamma e papà e benvoluto a scuola, il bambino è felice, ma all’improvviso qualcosa minaccia la sua serenità: una conversazione in famiglia lo induce a pensare che sia in arrivo un fratellino. La novità fa nascere in lui la paura di essere abbandonato nel bosco come Pollicino. Decide, così, di passare al contrattacco con l’aiuto dei divertenti compagni di classe. Ognuno di questi ha una caratteristica che lo contraddistingue: l’affamato Alceste (Vincent Claude), il ricco Geoffroy (Charles Vaillant), il distratto Clotaire (Vicent Carles), il secchione Agnan (Damien Ferdel). Tutti insieme conducono lo spettatore alla ricerca di un mondo che, pur non essendo reale, riesce comunque a tratteggiare con delicata ironia il colore e l’atmosfera di un’epoca.

Maria Elena Tanca