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Il rapporto Usa sullo yuan e l’ottimismo di Geithner: la Cina attende al varco

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A costo di sembrare ripetitivi, continuiamo a ricordare la “formula Prodi” sullo yuan. Mescolando la sua esperienza politica, la sua formazione economica e la sua conoscenza del Celeste Impero del nuovo millennio, Romano Prodi aveva detto che la rivalutazione della valuta cinese sarà tanto più lenta, quanto maggiore sarà il rango dell’esponente politico straniero che la chiederà.

Forse non sarà una scoperta straordinaria come E=mc2 di Albert Einstein, ma ha una grande utilità pratica. Eppure sembra che a Washington la formula non abbia raccolto successo.

Il segretario al Tesoro Timothy Geithner ha rilasciato un’intervista sulla questione yuan che si può leggere sul sito www.bloomberg.com. Geithner ha espresso la sua fiducia in un prossimo cambio di rotta sulla questione. A suo giudizio, il governo di Pechino rafforzerà lo yuan perché è nel suo interesse farlo. Allo stesso tempo, ha dichiarato che gli Stati Uniti si stanno impegnando per ottenere un rapido cambiamento in questa direzione.

Timothy Geithner

Geithner ha completato la sua analisi dichiarando che l’economia cinese si potrà sviluppare meglio se si concentrerà di più sul mercato interno e meno sulle esportazioni (in questo caso leggi: export verso gli Usa).

Ora, dopo la telefonata di Barack Obama a Hu Jintao per far entrare la Cina nel fronte comune per bloccare la proliferazione nucleare in Iran, e soprattutto dopo le innumerevoli dichiarazioni del premier Hu Jintao e di molti politici ed economisti cinesi sul valore dello yuan, ci si aspetterebbe qualcosa di diverso.

Per i cinesi la versione ufficiale è “ok, il prezzo (dello yuan) è giusto”, quella ufficiosa “alzeremo il valore dello yuan quando lo riterremo opportuno”. Se gli Stati Uniti tirano da un lato, per cercare di difendere la loro ripresa, anche la Repubblica Popolare Cinese non può permettersi passi falsi e impopolari. La crescita in Cina continua, ma non ai livelli del passato.

La fiducia espressa a parole da Geithner non deve essere poi così forte se il suo dicastero ha deciso di posticipare la pubblicazione del rapporto sulle politiche valutarie internazionali, che comprende un capitolo fondamentale sullo yuan, probabilmente critico verso Pechino.

Considerando questo complesso panorama, il segretario al Tesoro dovrebbe appropriarsi di un proverbio italiano: una parola è poca, ma due sono troppe.

L. Denaro