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Miracolo nella miniera cinese, se ne aspetta un altro

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Per otto giorni a 250 metri sotto terra, in 114 sono stati liberati. I minatori cinesi salvati oggi, sono considerati dei miracolati perchè due giorni fa, si erano completamente perse le speranze della loro salvezza. A complicare i soccorsi, l’allagamento della stessa miniera e la necessità di pompare acqua mentre si immetteva un tubo di ossigeno per permettere ai minatori di sopravvivere mentre indicavano la loro posizione su una piattaforma, sulla quale si erano rifugiati per non morire soffocati dall’acqua e dalla mancanza di ossigeno. In ospedale, le loro condizioni sono state considerate buone. Il loro salvataggio, tuttavia, è considerato casuale e reso poco sereno dalle polemiche di ritardo, fatte dai parenti.

Rimangono intrappolati in 39 in questa miniera di carbone di propietà dello Stato nello Wangjialing, nella provincia dello Shanxi, e i 3.000 soccorritori rimangono attivi e sperano di salvarli nelle prossime ore.

L’incidente forse, è stato generato dal tentativo di aprire un varco nel dedalo dei mille corridoi abbandonati, ma che tornano a essere  sfruttati nel tentativo di fronteggiare una richiesta nazionale di carbone sempre crescente e che copre il 70% del fabbisogno energetico nazionale.

Diversa la sorte di 9 minatori dello Hancheng il 1° aprile scorso o dei 12 minatori dello Yichuan nel 31 marzo scorso, morti nei più recenti incidenti.

Incendi, esplosioni e allagamenti sono incidenti frequenti nelle miniere cinesi, prive di ogni norma di sicurezza, grazie anche alla mancata firma della Cina della Convenzione internazionale sulla sicurezza nelle miniere, dell’International Labour Organization del 1995. I macchinari inadeguati e l’impossibilità di riposo fanno il resto. La vita si rischia per un lavoro considerato remunerativo, pagato 1.500 yuan, circa 150 euro al mese.

Solo nel 2009, i morti sono stati 2.631 secondo i dati ufficiali, ma da stime si sostiene che le vittime siano almeno 20 mila l’anno.

di Fabiana Galassi