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Pdl: Fini apre a Casini contro l’asse Berlusconi-Bossi

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Anche se le dichiarazioni infuocate che hanno dominato le prime pagine dei giornali per mesi sono ormai solo un lontano ricordo, abbandonate in vista dell’appuntamento elettorale e per difendere prima di tutto il partito dalla grave crisi che lo ha colpito, all’interno del Popolo delle Libertà la guerra intestina fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini sta divenendo sempre più serrata.
La schiacciante vittoria elettorale della Lega, con l’elezione di Cota in Piemonte e di Zaia in Veneto, ha indotto il premier a rinforzare, fin dalle prime ore post-voto, l’asse con il senatur Umberto Bossi, che, come prevedibile, dopo aver alzato la posta buttando sul piatto una sua possibile candidatura a sindaco di Milano ha chiarito che Berlusconi governerà fino a quando manterrà fede agli impegni presi con il carroccio in tema di federalismo e riforme.

Riforme, ideate a quattro mani da Berlusconi e Bossi, che garantirebbero da una parte al premier di poter ambire allo scranno di Presidente della Repubblica già nel 2013, come confermato più volte da persone vicinissime a Berlusconi stesso, dall’altra consentirebbero alla Lega di godere di sempre maggiore autonomia governativa al nord, così da poter attuare a 360 gradi un progetto politico che, negli ultimi mesi, ha mostrato con crescente intensità il proprio profilo xenofobo e reazionario. Senza escludere, come fatto intendere dal ministro per la Semplificazione Calderoli, che in un futuro non troppo lontano il carroccio possa vantare un proprio uomo di fiducia anche nelle stanze di Palazzo Chigi.
Uno scenario che Fini è intenzionato a boicottare con tutti i mezzi a sua disposizione, sia per salvaguardare gli interessi politici propri e degli ex-missini del PdL, sia per riportare al Governo del Paese una forza moderata che anziché ai diktat della Lega risponda alle direttive dei salotti buoni dell’economia, e, quindi, a Confindustria, e alle indicazioni del Vaticano, infastidito spesso, nonostante le prese di posizioni sul crocifisso e sulla pillola abortiva, dall’atteggiamento del carroccio, ancora devoto al Dio Po.

Da qui la scelta di lanciare “Generazione Italia”, l’area politica interna al PdL intenzionata a raccogliere, formalismi a parte, gli iscritti stanchi di Berlusconi e della Lega, e, soprattutto, la decisione di aprire il progetto all’Udc di Casini. Nonostante la sicurezza ostentata dal leader centrista, infatti, è evidente, dati alla mano, che il partito nelle ultime consultazioni elettorali ha sempre perso voti, eccezion fatta per quelle realtà in cui si è presentato all’interno di una coalizione di centrodestra.
L’invito di Bocchino, braccio destro del presidente della Camera, è stato chiaro: l’Udc può tornare all’interno del centrodestra e, magari, all’interno del PdL stesso. L’obiettivo, non dichiarato, è altrettanto limpido: lanciare un’opa sul partito che consenta a Fini e Casini di riprendere insieme quel percorso unitario stroncato nel 2007 dalla svolta del predellino di Berlusconi, quando ancora la Lega godeva di un consenso elettorale di poco superiore al 5%.

Mattia Nesti 

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