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Pedofilia: “La Chiesa è santa e meretrice, non è colpa sua”

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Città del Vaticano, 4 aprile. “Siamo arrivati all’assurdo, prendersela con questo Papa, esempio di bontà, mitezza e rettitudine”, interviene l’arcivescovo di Firenze Silvano Piovanelli, spezzando una lancia a gran voce in difesa del Papa. “Questo – dice ancora Piovanelli – non deve meravigliare: se hanno perseguitato Cristo a maggior ragione lo faranno con la sua Chiesa.” E qui il lieve accento vittimistico e forse un tantino banalmente retorico si fa notare, dal momento che il paragone apparirà senz’altro illecito alle vittime di terrori ed abusi (anche senza volerne incolpare la Chiesa tutta), ed alle loro famiglie.

La strumentalizzazione di immagini forti oggi, oltre che per motivi commerciali nelle pubblicità, viene usata massicciamente, come si sa, anche per rilanciare l’immagine pubblica di persone ed istituzioni. Ma usare la figura del Cristo, proprio dal momento che per alcuni (forse in numero sempre in calo nella società di oggi) si tratta di concetto e icona del massimo sincero rispetto, sembra iniziativa un po’ forte, anche da parte di chi ancor oggi si ritiene sia delegato ad avere l’ultima parola su ciò che è spirituale (e non solo).

Senza entrare per il resto nel merito della scelta di gusto dell’arcivescovo fiorentino, riportiamo per cronaca il prosieguo delle tesi oggi enunciate da Piovanelli: “Si tratta di forze anticlericali sempre pronte a colpire con cieco furore”. Nell’intervista da lui rilasciata a Pontifex, il cardinale difende il Vaticano in extremis, tentando un’ultima carta, sebbene curiosa (ma cosa non è quantomeno curioso, nell’oscurità di questa vicenda?), con l’idea di rispolverare la millenaria definizione secondo la quale “la Chiesa è santa e meretrice”.

Con rassegnato orgoglio, per quanto strano possa sembrare, l’arcivescovo non fa una piega nel ricordare queste parole proprio nella presente situazione. E continua, imperterrito: “Se ci sono figli che hanno sbagliato, è giusto che paghino. Ma questo non significa – conclude – che tutta l’istituzione sia marcia o da buttare, con questo si offre la opportunità a forze del male di assaltarla senza scrupolo”. Le “forze del male” interne, dunque, a detta di Piovanelli, stanno bene dove sono: si è già premesso che la Chiesa debba considerarsi meretrice, dunque su cosa protestare?

In uno dei giorni di massimo rispetto religioso, ci pare di contribuire ad onorare la festività con un invito alla riflessione, anche se non necessariamente con esito univoco per tutti.

Sulle colpe, sul valore del perdono, sul dolore altrui, sul quale al solito, se non fosse necessario dare quantomeno una voce a polverone ormai alzato, sarebbe bene osservare solo un riverente silenzio.

S. K.