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Raul Castro e i dissidenti cubani: no a diktat stranieri

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Raúl Castro sembra riproporre una nuova versione dello slogan di Dolores Ibárruri. Il “No pasarán!” della rivoluzionaria spagnola è stato trasformato dall’attuale presidente del Consiglio di Stato in un secco no alle pressioni di governi stranieri per migliorare la situazione dei dissidenti politici presenti sull’isola caraibica.

Raul Castro

L’occasione è stata fornita dal IX congresso dell’Unione Gioventù Comunista organizzato a L’Avana. Di fronte a questa assemblea il presidente non poteva evitare di affrontare uno dei tempi più “caldi” del momento.

Ai presenti Castro ha detto che Cuba non lascerà il benché minimo spazio al “ricatto” portato avanti dalla campagna di Stati Uniti e Unione Europea soprattutto dopo la morte di Orlando Zapata, scomparso dopo un lungo digiuno di protesta durato 85 giorni.

L’attenzione sul tema della dissidenza politica è rimasta alta anche perché l’esempio di Zapata è stato seguito da Guillermo Farinas, che secondo alcune notizie provenienti da Cuba digiunerebbe da quaranta giorni. Raúl Castro si è soffermato sulla vicenda di questo dissidente dichiarando che l’uomo è libero, ricoverato in ospedale, e che i medici si stanno impegnando per salvare la sua vita. Anche nel caso Zapata, ha detto Castro, i dottori hanno fatto il possibile per impedire la sua morte.

A queste considerazioni se ne sono aggiunte altre, di diverso segno. Zapata era in prigione perché aveva commesso delitti comuni, Farinas invece è vittima di un comportamento autolesionistico che rischia di portarlo alla morte. Un atteggiamento, secondo Castro, che è alimentato dall’esterno e che si concretizza in un ricatto inaccettabile per Cuba.

Il commento finale a queste vicende è duro e in linea con lo stile e i contenuti adottati in passato da Fidel Castro. Le pressioni straniere, anche se provenienti da grandi potenze, non condizioneranno il governo comunista.

Tuttavia alla platea è arrivato anche un messaggio più “aperto” cioè l’invito a diventare una classe dirigente capace di ascoltare e di evitare i pericoli che arrivano dall’arroganza di chi ritiene di essere depositario della verità assoluta.

Lontani dal voler fare la morale ai cubani e di semplificare con l’accetta una realtà che facile non è, è proprio questa umanità e questa capacità di prendere in considerazione ciò che non è “ortodosso” che aiuterebbe Cuba.

L. Denaro

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