Repubblica democratica del Congo, l’Onu perde un uomo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:45

Risolto il dubbio sulla pacificazione della Repubblica democratica del Congo. Un militare ghanese del contingente Onu della missione Monuc, è rimasto ucciso in un combattimento fra l’esercito regolare del Congo e uomini armati che tentavano di assalire l’aeroporto di Mbandaka, dove i caschi blu hanno una loro base.

Dalle 10 di domenica, gli scontri a fuoco si susseguono e hanno reso Mbandaka, una città fantasma, vuota con negozi chiusi e nessuno in giro. Le forze regolari congolesi, con l’aiuto delle forze della Monuc, sono riuscite a riconquistare l’aeroporto, ma la situazione rimane tesa.

Monuc è sul territorio dal 1999, con il mandato di far rispettare il cessate il fuoco derivato dagli accordi di Lusaka e la fine della prima guerra mondiale africana. In questa feroce tensione, le forze Tutsi, appoggiate da Ruanda e Uganda, trovarono la forza di contrastare il nuovo corso instaurato da Laurent-Desire Kabila, il quale dopo molte promesse di pacificazione instaurò dopo Mobuto, una nuova dittatura. Sostenuto da Zimbabwe, Angola e Namibia, Kabila riuscì a mantenere il controllo solo nella parte ovest del paese. Questa guerrà rivelò la fragilità di uno Stato, terra di nessuno e preda per questo degli interessi degli Stati vicini, i quali nonostante la pace forzata non smisero di alimentare gruppi per bilanciare i loro interessi di sfruttamento delle ricchezze naturali congolesi.

Il dispiegamento del contingente con le sue 5.537 unità, non impedì il rafforzamento delle forze d’insurrezione, come MLC di Jean-Pier Bemba, fino all’assassinio nel 2001 dello stesso Kabila.

La presa del potere da parte del figlio e il suo tentativo di emanare una nuova costituzione, portò l’Onu a sostenere la sua posizione, rinnovando il mandato Monuc, nel 2004, per contribuire al rafforzamento delle istituzioni. Il mandato Monuc si arricchì di nuovi compiti, maggiormente adeguati al nuovo scenario. I più delicati riguardano ancora il ritorno dei rifugiati, l’assistenza, la promozione e la protezione dei diritti umani e la contribuzione al disarmo delle forze non regolari. Nel 2008, Monuc ha anche vigilato sull’esito delle elezioni e oggi è arrivata a un dispiegamento di 18.645 militari sul territorio, per un contributo di diversi paesi.

di Fabiana Galassi

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