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Travaglio: “Con la legge sulle intercettazioni la corruzione dilagherà”

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Anche se è pasquetta, sul sito di Beppe Grillo è andata in onda la consueta e seguitissima rubrica “Passaparola”. Marco Travaglio ha affrontato ancora una volta il tema delle intercettazioni. Con la norma che il Parlamento sta per approvare – spiega il giornalista de “Il Fatto Quotidiano” – la corruzione dilagherà ulteriormente. In particolare saranno favoriti dalla nuova legge: mafia, colletti bianchi e potenti in genere. La speranza di Travaglio è che il Capo dello Stato Napolitano stavolta non firmi.

Berlusconi – scrive il giornalista di Annozero – già non è intercettato, adesso vuole evitare che vengano intercettate anche le persone con cui lui parla. Quindi, per non farsi prendere in giro è bene sapere di che cosa stiamo parlando, anche per capire gli eventuali esiti di eventuali modifiche.

Questa legge, voi sapete, è figlia della legge Mastella; in alcune parti la peggiora, in altre la migliora, ed è stata approvata già in un ramo del Parlamento nel 2009 , dopodiché al momento di approvarla nell’altro, cioè alla Camera, è intervenuto il Capo dello Stato che con quella strana prassi che chiamano moral suasion ha fatto sapere che se fosse stata approvata nello stesso modo anche nell’altro ramo del Parlamento non l’avrebbe firmata, quindi ha chiesto modifiche, quindi è entrato ancora una volta con le sue mani dentro la fabbricazione di una legge, nel percorso di questa legge, anziché fare come, secondo me molto più correttamente ha fatto l’altro giorno, quando ha atteso che gli portassero la legge sul lavoro, il ddl sul lavoro che estende l’arbitrato ai contratti di lavoro, e poi se l’è tenuta, se l’è soppesata e il giorno dopo le elezioni l’ha rimandata indietro spiegando perché non gli piaceva. E tra le spiegazioni non c’è l’incostituzionalità manifesta della legge, il che dimostra che forse avevamo ragione quando abbiamo detto spesse volte che non è necessario che una legge sia manifestamente incostituzionale perché il Capo dello Stato la respinga: la Costituzione dice che può respingere le leggi che non gli piacciono per tutti i motivi che lui può illustrare nel suo messaggio alle Camere.

Questa legge, quindi, l’estate scorsa ha subito uno stop, non volevano andare allo scontro, in quel momento, col Capo dello Stato anche perché aspettavano a settimane la sentenza della Consulta sul Lodo Alfano, adesso naturalmente con il ritorno delle intercettazioni di Trani e comunque col passare degli anni, stavolta non vogliono perdere l’occasione di mettere definitivamente il bavaglio alla stampa libera e il guinzaglio alla magistratura. Questa è una legge bavaglio-guinzaglio.
Vediamo i punti principali: mi aiuto con il libro “Ad personam” dove li ho sintetizzati.

Il primo punto non riguarda le intercettazioni, è una norma che ci hanno infilato dentro tanto per dare un’altra bastonata ai magistrati: il magistrato deve astenersi dal suo processo se ha pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli e il Procuratore Capo deve sostituire il Pubblico Ministero che risulti iscritto nel registro degli indagati per il reato di rivelazione di segreto di indagine sul suo procedimento. Quindi, il magistrato deve mollare il suo processo o la sua indagine non se è stato condannato per qualche cosa tipo per violazione del segreto: no, se viene indagato, quindi io, imputato in un processo, denuncio il mio PM perché dico che ha violato il segreto; magari non è vero ma il fatto stesso che lui venga indagato sulla base della mia denuncia fa sì che il procuratore debba togliergli l’inchiesta quindi l’indagato potrà liberarsi del PM sgradito e scegliersene uno più gradito. Se poi il magistrato ha detto qualcosa sul procedimento che ha affidato, non può più seguirlo. Non so, fanno una conferenza stampa per dire “abbiamo arrestato Provenzano”: bene, il magistrato non può più fare il PM nel processo a Provenzano perché ha rilasciato dichiarazioni riguardanti l’arresto di Provenzano. Siamo alla follia naturalmente, però diventerà legge e quindi stiamoci attenti.

Secondo punto: oggi le intercettazioni telefoniche ambientali e telematiche, cioè di telefonate, conversazioni in un ambiente, oppure di email, corrispondenza elettronica, e le videoriprese e l’acquisizione di tabulati telefonici sono consentite per indagare su tutti i reati puniti con pene superiori ai cinque anni, più quello contro la Pubblica Amministrazione puniti fino ai cinque anni, più altri reati come il contrabbando, le armi, la droga, l’usura, l’attività finanziaria abusiva, l’insider trading, l’aggiotaggio ecc. A due condizioni, non si può intercettare sempre per questi reati, ci sono già dei limiti precisi e cioè che ci siano gravi indizi di reato, cioè degli elementi per ritenere che un reato è stato commesso o è in corso, o sta per essere commesso; seconda condizione che l’intercettazione sia assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione dell’indagine. Se ci puoi arrivare, al colpevole, con altri mezzi e l’intercettazione non è assolutamente indispensabile non la puoi fare. Se è indispensabile la puoi fare, anzi la devi fare. I limiti sono già molto severi, quindi non c’è bisogno di mettere altri limiti, invece la nuova legge mette altri limiti. Soprattutto uno, che è quello che secondo me è di grande interesse psichiatrico, penso che gli psichiatri studieranno a lungo i percorsi mentali dell’autore di questo delirio: non si possono fare intercettazioni per nessun tipo di reato salvo quelli di mafia e terrorismo, se il giudice non ha già in mano evidenti indizi di colpevolezza. Cioè, non indizi di reato – il reato è stato commesso, sta per essere commesso, è in corso di commissione – ma bisogna già avere gravi indizi di colpevolezza su qualcuno, cioè forti elementi che tizio è colpevole: allora puoi cominciare a intercettarlo, quando l’hai scoperto, il colpevole. Ma dato che le intercettazioni, di solito, servono per scoprire il colpevole, servono molto soprattutto quando si brancola nel buio e non si ha la più pallida idea di chi abbia ammazzato tizio, di chi abbia rapinato quella banca, di chi abbia pagato quella tangente, o cose di questo genere, questa clausola farà si che non si potrà più intercettare per scoprire i colpevoli. Prima scopri i colpevoli col tavolino a tre gambe, sedute spiritiche, palla di cristallo, interroghi la maga o la fattucchiera; se non ti viene fuori il colpevole l’intercettazione non la farai, se ti viene fuori oggi lo arresti, in futuro cominci a intercettarlo. La domanda che sorge spontanea è: ma se hai già scoperto il colpevole che cazzo lo intercetti a fare? E’ ovvio che lo metti dentro visto che per mettere dentro uno sono richiesti i gravi indizi di colpevolezza, cioè la stessa cosa – li chiamano evidenti ma è la stessa cosa – che qui invece diventa il requisito non per arrestare uno ma per intercettarlo. Cioè, con lo stesso requisito puoi intercettare uno oppure arrestarlo: è ovvio che lo arresti. Non si faranno più le intercettazioni e non si scopriranno più i colpevoli dei reati.
E’ una follia totale, naturalmente, ma diventerà legge. Su “evidenti”, sull’aggettivo, Alfano ha detto “possiamo discutere, cambiare evidenti”. Ma il problema è il sostantivo, non l’aggettivo: il prblema è “indizi di colpevolezza”. Come fai a subordinare le intercettazioni alla scoperta del colpevole, visto che ti servono proprio per scoprirlo? Qui invece prima lo scopri poi lo intercetti. Il problema non è “evidenti”: prima avevano messo “gravi” poi “evidenti”; potrebbero mettere anche “forti” o “potenti”, “lampanti” ma il problema è il concetto, non ha nessun senso a meno che tu non voglia impedire di fare le intercettazioni perché hai paura di essere fra i colpevoli. In quel caso, si capisce il sostantivo, ma voi comprendete che il dialogo su questo aggettivo perché non c’è nessun dialogo sull’aggettivo: bisognerebbe prendere questi signori e fargli cambiare, anzi cancellare, non solo il sostantivo ma tutta la legge, perché se viene meno questa roba viene meno la legge, non possono dialogare sulla sostanza.

Numero tre: per le intercettazioni ambientali è ancora peggio. L’ambientale è quando ti mettono la cimice nel televisore, sotto il tavolo, nell’abitacolo della macchina, o in luoghi dove si sa che vai, al tavolino dove pranzi, dove vai al bar tutte le mattine, cose del genere. Per tutti i reati, quindi compresi anche mafia e terrorismo, le intercettazioni ambientali non possono essere disposte in presenza di gravi indizi di colpevolezza, non bastano, ci vuole addirittura di più: ci vuole anche il fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta l’intercettazione ambientale, si stia svolgendo l’attività criminosa. Non basta sapere che c’è stato un reato o sta per esserci un reato, e che hai già il colpevole: per mettere la cimice o un microfonino – spiega Travaglio – in un certo posto devi anche dimostrare preventivamente che in quel posto si sta commettendo il reato”.

Il testo completo dell’intervento di Marco Travaglio è su http//www.beppegrillo.it