Berlusconi e Bossi ricominciano… dall’Agricoltura

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Archiviata lasbronza” elettorale che ha segnato la vittoria del centrodestra e il trionfo settentrionale della Lega, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi si preparano a consumare questa sera, nella suggestiva cornice della villa di Arcore, una cena a base di riforme e manovre governative.

Sul tavolo, la prima portata servita riguarderà sicuramente il ministero delle Politiche agricole fin qui muscolarmente retto da Luca Zaia. Il ministro, che ha da poco conquistato il Veneto, dovrà cedere il passo a qualcun’altro e, sebbene il Senatur abbia più volte espresso il proprio desiderio di vedere riconfermato alla guida dell’Agricoltura un esponente leghista, le logiche interne alla coalizione sembrano imporre il “passaggio” del dicastero a un uomo del Pdl.

Del resto lo stesso Ignazio La Russa aveva ieri tuonato contro le mire “espansionistiche” del Carroccio, invitando gli alleati a rispettare gli accordi già siglati. “Deve rispettare i patti – ha scandito il ministro della Difesa, riferendosi alla Lega – ed essere meno avida. E i patti sono che il sindaco di Milano e il ministero dell’Agricoltura spettano al Pdl”.

Secondo i ben informati quindi la casella delle Politiche agricole spetterà a un esponente del Pdl, ma le quotazioni sul nome di Galan (ex governatore veneto spodestato da Zaia, finora considerato il candidato più “papabile”) si fanno sempre più basse. Al suo posto si ipotizza la nomina di Enzo Ghigo, uomo di Berlusconi , ma assai vicino anche a Umberto Bossi, sul quale il Senatur avrebbe infatti posto una “benedizione” che potrebbe procurargli l’ambito incarico governativo.

Il menu della serata proporrà quindi il piatto forte del banchetto, ovvero la questione delle riforme. La necessità di disegnare una linea strategica condivisa che permetta di procedere spediti sulla via del riformismo è, infatti, una necessità che era stata palesata già ieri dal capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. “Bisogna individuare una linea comune nella coalizione – ha spiegato – prima di estendere il confronto all’Udc e al Pd“.

Parole accolte con una certa disponibilità da Giorgio Merlo del Pd: “Che il centrodestra maturi una posizione comune sulle riforme – ha notato – è un auspicio più che legittimo e su questo versante l’on. Cicchitto ha ragione. Purché questa posizione comune non si trasformi, in un secondo momento, in una proposta – ha concluso Merlo – che viene semplicemente illustrata all’opposizione senza possibilità di emendarla”.

Di altro tenore il commento dell’Idv che ha lamentato l’esclusione dal confronto partitico ipotizzato da Cicchitto: “Nessuna forza parlamentare – ha affermato Felice Belisario – può essere esclusa dal confronto, a partire da quelle che servono per uscire dalla crisi. Cicchitto impari le regole della democrazia”.

Il piatto forte della serata, quindi, verrà servito speditamente, ricorrendo alla ricetta studiata dal ministro Calderoli e benedetta da Umberto Bossi il quale rimarcherà al suo prestigioso commensale l’urgenza di procedere sulla via del federalismo fiscale (cavallo di battaglia irrinunciabile per la Lega) proponendo anche un semipresidenzialismo alla francese, in grado di assicurare al premier poteri ancora più vasti e definiti. Un’ipotesi che il Senatur saprà speziare di furbizia politica, prefigurando all’amico Berlusconi gloriosi scenari istituzionali, culminanti nella sua salita al Colle. Perché si sa, l’appetito vien mangiando!

Maria Saporito