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Bersani: riforma in Parlamento, non con vertici privati

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Al segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani proprio non va già la possibilità che il futuro delle riforme istituzionali possa essere deciso non in Parlamento, come auspicato dall’intera opposizione, ma durante l’incontro privato di oggi che vedrà sedere allo stesso tavolo il premier Berlusconi e il senatur Umberto Bossi, grande vincitore dell’ultima tornata elettorale ora pronto a chiedere il giusto compenso per aver sbaragliato la concorrenza in Veneto e Piemonte.

Per fare le riforme deve funzionare il Parlamento. – ha spiegato oggi nel corso di un’intervista – Il Pd è pronto ad un confronto sulle riforme sociali e istituzionali, a sedersi “ad ogni tavolo a patto che ci sia una reale intenzione di modernizzare il paese e lavorare nell’interesse degli italiani”.
La nostra agenda – ha continuato poi Bersani – è chiara sul fronte delle riforme sia sociali sia istituzionali“.

Il Partito Democratico, quindi, vorrebbe rimettere sul tavolo la cosidetta “bozza Violante”, che vanta sostenitori anche nello schieramento di centrodestra, che articola intorno ad alcuni punti cardine come la riduzione del numero dei parlamentari e il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio.
Un ulteriore passo sulla drammatica strada del maggioritario bipolare, proprio quel sistema responsabile, più di ogni altra cosa, dell’allontanamento dalla politica di milioni di cittadini che non si sentono più rappresentati da un meccanismo elettorale in cui una testa non vale più un voto e il Parlamento non è più rappresentativo delle esigenze e delle volontà del popolo chiamato ad eleggerlo.

Ancora più radicale, in questo senso, la proposta della Bonino che, tornata ad occuparsi a tempo pieno dei Radicali, apre agli intenti presidenzialisti di Berlusconi e del Popolo delle Libertà.
Essendo io, da radicale, una presidenzialista, – ha spiegato – dico che il presidenzialismo americano è un sistema molto complesso, non è solo l’elezione diretta del Presidente degli Stati Uniti, è un sistema corredato da funzioni di controllo del Congresso e del Senato di estrema durezza e di estrema pervasività. […] Il presidenzialismo, nelle versioni più collaudate è un sistema che ha molte altre componenti essenziali. Anche in Venezuela c’è il presidenzialismo, per intenderci”.

Cosa volesse far intendere la Bonino esattamente non si sa, si deduce dai fatti reali, però, che la politica venezuelana, con l’avvento della “rivoluzione” bolivariana di Chavez, ha sconfitto la corruzione e coinvolge, con elezioni democratiche, grandi masse popolari, mentre gli Stati Uniti sono la democrazia che, al mondo, registra un tasso di partecipazione al voto tra i più bassi in assoluto.

Mattia Nesti