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Condannato a morte in Cina un cittadino giapponese accusato per traffico di droga

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Oggi nella provincia del Liaoning è stata eseguita la pena capitale su Akano Mitsunobu, cittadino giapponese di 65 anni che era stato condannato per traffico di droga. Nel 2006 Akano era stato fermato nell’aeroporto cinese di Dalian mentre tentava di contrabbandare 2,5 chili di sostanze stupefacenti in Giappone.

Dopo la prima condanna nel giugno  2008, è arrivata la conferma nell’appello presentato all’Alta corte del Liaoning.

Le autorità della Repubblica Popolare Cinese, però, non si sono fermate a questa prima dura condanna. Sono state notificate al governo di Tokyo le prossime esecuzioni di altri tre cittadini giapponesi, sempre per reati connessi al possesso e allo spaccio di droga. Si tratta di Takeda Teruo, Ukai Hironori e Mori Katsuo.

 

Anche se la Cina è stata spesso accusata per il gran numero di esecuzioni eseguite sul suo territorio, questi casi assumono un significato particolare perché riguardano persone che non hanno cittadinanza cinese. Quella di Akano è la prima comminata a un giapponese dopo il 1972, quando Pechino e Tokyo ristabilirono le relazioni ufficiali interrotte dopo l’invasione giapponese e la vittoria dei comunisti di Mao nel 1949.

Hatoyama Yukio (Yamaguchi/Bloomberg)

Naturalmente sono arrivate le reazioni dal Sol Levante. Da parte delle autorità politiche, le parole esprimono preoccupazione ma anche pacatezza. Il premier Hatoyama Yukio ha giudicato la condanna a morte come un provvedimento severo e spiacevole, tuttavia ha rimarcato che il suo governo non ha intenzione di condizionare l’andamento della giustizia di un Paese straniero.

Anche Okada Katsuya, titolare del Ministero degli esteri, ha manifestato la sua preoccupazione, anche in vista delle altre esecuzione annunciate da Pechino. Per questo motivo Okada ha parlato con Cheng Yonghua, ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Giappone.

Altrettanto interessante sarà il monitoraggio delle reazioni dei mass media e dell’opinione pubblica nipponica, dove è presente una corrente nazionalista che non “ama” molto la Cina e potrebbe avere un atteggiamento diverso rispetto a quello finora tenuto dal governo di Tokyo.

Il traffico di droga è nel “mirino” delle forze dell’ordine e della giustizia cinese. Anche il vice console giapponese a Shenyang, Eiji Kato, ha unito il suo dispiacere per la morte di Akano alla consapevolezza che la Cina ha adottato una dura linea di condotta contro i reati legati alla droga. Secondo il codice penale cinese anche il possesso di 50 grammi di eroina può portare alla condanna a morte.

L. Denaro